Dalla rottura con YouTube, la Rai ha perso oltre un milione di euro

27/01/2016 11:19 di

Risale al maggio 2014 il "divorzio" della Rai da YouTube, deciso dall'allora direttore generale Luigi Gubitosi. I motivi furono principalmente legati all'insoddisfazione della Rai per la scelta delle inserzioni pubblicitarie sempre più scadenti e lontane dalla media dei clienti pubblicitari Rai; di conseguenza Gubitosi propose a YouTube un accordo secondo il quale sarebbe stata la televisione pubblica a scegliere prezzario e inserzionisti, e anche i contenuti, insieme all'obbligo di mettere il logo Rai ben in evidenza. All'epoca YouTube rifiutò le condizioni e gli oltre 400.000 video di repertorio della Rai furono rimossi dalla piattaforma. 

Oggi si tirano le somme di quell'operazione. Secondo quanto denunciato dall'attuale segretario alla commissione di vigilanza della Rai Michele Anzaldi, da allora la tv pubblica avrebbe perso oltre un milione di euro e nulla sarebbe stato fatto per renderla più aperta nei confronti delle possibilità offerte dal web. 

"Il servizio pubblico ha rimosso tutti i video che si trovavano sulla piattaforma, ritenendo svantaggioso concedere a YouTube la commercializzazione dei suoi contenuti e puntando a vendere direttamente la pubblicità sui filmati. Una scelta controversa: sullo strumento online più usato per la visualizzazione di filmati, il motore di ricerca di YouTube che fa parte della piattaforma Google, la Rai non c’è." 

La denuncia di Anzaldi si concentra su diversi punti: innanzitutto il principio secondo il quale la televisione pubblica dovrebbe rendere i suoi contenuti disponibili a quanta più gente possibile, anche attraverso il web (e anche perché ormai il canone lo si paga comunque, anche senza possedere un televisore); poi l'inevitabile allontanamento di un pubblico giovane che preferisce comunque affidarsi alla ricerca sul web. "La chiusura di “Ghiaccio Bollente” rappresenta solo l’ultima conferma delle difficoltà di Viale Mazzini di rapportarsi con gli interessi dei giovani. La scelta di uscire da YouTube quali benefici ha portato all’azienda in questi 18 mesi? Quali introiti ha prodotto in più per il sito della Rai? La perdita di oltre un milione di euro è stata compensata? Cosa ha fatto nel frattempo la Rai per valorizzare i suoi contenuti?". Tutte queste domande sono state poste da Anzaldi durante un'interrogazione parlamentare in Vigilanza, resa ancora più urgente dall'annuncio dell'accordo Mediaset-YouTube.  

Tutto questo, unito al fatto che i siti web legati alla Rai siano ben lontani dall'avere un traffico soddisfacente, dimostrano la difficoltà nello svecchiarsi dell'azienda e la cecità di alcuni dirigenti totalmente slegati da concetti ormai chiarissimi anche ai quotidiani, come la necessità assoluta di essere ben presenti sul web e di sfruttare al massimo il proprio archivio, che considerando la storia della Rai, contiene sicuramente video e programmi preziosi a livello culturale e di memoria storica, che molto potrebbero fruttare all'azienda in termini economici, mettendola anche nelle condizioni di produrre contenuti nuovi e di qualità.

[via] [via]

Tag: politica polemica

Commenti (1)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Perché "Brunori a teatro" non è solo un altro concerto di Brunori Sas