Le scene inedite di "Saga", il film tratto dallo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti

Saga, il documentario sullo spettacolo equestre di Giovanni Lindo FerrettiSaga, il documentario sullo spettacolo equestre di Giovanni Lindo Ferretti
27/10/2015 12:17 di

Qualche settimana fa vi abbiamo raccontato di "Saga", lo spettacolo equestre in cui Giovanni Lindo Ferretti integra il repertorio solista con il recupero dei classici dei CCCP, in una danza coi cavalli, simbolo del lavoro e denuncia di una modernità sempre più lontana dal proprio passato.



Da "Saga" è stato tratto un film
per la regia di Paolo Boriani realizzato con la collaborazione di Sky Arte, selezionato al New York Equus Film Festival, che si terrà a New York dal 20 al 22 novembre 2015. Il NY Equus Film Festival è nato nel 2013 con l'intento di riconoscere e premiare quegli artisti che omaggiano nelle loro opere il cavallo, festival voluto da Horse Lifestyle, il primo servizio di streaming on line dedicato al mondo equestre. 

Oggi vi mostriamo alcune scene extra tratte dal film, in cui l'addestratrice lavora col cavallo Socrate. Le musiche di queste scene sono dei Favonio con la partecipazione eccezionale di Mauro Pagani.

Così il regista racconta la sua decisione di rendere "Saga" un film: "La mia idea era di dare una forma a Saga, o di concretizzare la materia di Saga, attraverso uno sguardo vero. E ho allora lavorato da un mio angolo, “a distanza” da Saga, dai cavalieri e dai cavalli. Perché non è da vicino che si vede, è da una giusta distanza che si vede. Ciò che ho fatto per restituire la statura di Saga è stato mettere il mio piccolo sguardo nel grande sguardo di Saga senza paura. Perché Saga ti può schiacciare con la sua bellezza. Ho poi cercato di essere il più pulito possibile e rigoroso per la ripresa dell’opera. Ho scelto dei tagli duri e geometrici. L’opera equestre è come un balletto. Se sposti la telecamera, l’opera non è buona. Io non l’ho mai spostata di un millimetro. La bellezza dei cavalli non è solo nel vederli, è anche nel non vederli, è nel perderli nell’inquadratura. Ho scelto cioè di lavorare fortemente con il fuori campo. I cavalli entrano ed escono dall’inquadratura insistentemente. Perché è non vedere che insegna a vedere, a vedere di vedere. Non ho inoltre inquadrato il pubblico, o ciò che considero esterno all’opera. Ho scelto di inquadrare l’arena, la terra dell’arena, e le tracce di cavalli e cavalieri. Non voglio che l’opera sia datata da un pubblico. La mia idea è che l’opera della Corte possa essere per sempre, e senza tempo."

Tag: film documentario

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati