Sconfini, rassegna di musica etnica

20/03/2000

Kataweb, Compagnia Nuove Indye e Italia Radio

presentano

SCONFINI

RASSEGNA DI MUSICA ETNICA

DAL 23 MARZO AL 18 MAGGIO 2000

PALLADIUM - ROMA

ORE 21.00

23 marzo Nour-Eddine - Festa berbera

30 marzo The Third Planet / Rosie Wiederkehr / Tonj Acquaviva - Festa per il Tibet (Asia)

6 aprile Nidi D'Arac - Festa dei Tarantolati

12 aprile Tinturia

20 aprile Banda Osiris

27 aprile Trancendental

4 maggio Agricantus

11 maggio Klezroym - Festa Klezmer

18 maggio Vox Populi / Darmadar

ospite Enzo Gragnaniello

Parte dell'incasso sarà devoluta ad

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VIA LUIGI LUCIANI, 7 * 00197 ROMA* TEL.: +39.6.32651177 * FAX: +39.6.32656276

Musica popolare, musica multietnica, musica meticcia,

musica delle radici, musica contaminata… Musica vera.

Le musiche del mondo non hanno frontiere.

"La musica, misteriosa forma del tempo", scriveva il grande poeta argentino Jorge Luis Borges per chiudere "in fuga" la bellissima "Un'altra poesia dei doni".

La musica - aggiungiamo noi di SCONFINI - ha almeno altrettanto a che fare con lo spazio. Forse il mistero è minore, ma il significato e la pregnanza di tale rapporto non vengono per questo sminuiti, anzi. Ci sembra sia sotto gli occhi di tutti il fatto che la musica dispiega - ed ha sempre dispiegato - la sua forza comunicativa, inarrestabile perché im-mediata, proprio sullo spazio. In che modo? Ad esempio, agendo - in ciascuno di noi, nella sfera esclusiva dell'ascolto privato - sulle intime geografie dell'io, dentro le "stanze del cuore". Oppure - in un'altra sfera, ben più larga, che non abbiamo timore di definire "sociale" - lavorando "in esterna" sulle distanze di ogni tipo (di classe, di età, di genere, di cultura in senso lato) che tendono a separare gli individui, e arrivando ad annullarle, nell'incontro e nella condivisione (i francesi hanno una parola più bella: partage): di questo si parla quando si parla del suo potere di aggregazione.

La musica, insomma, ha costitutivamente e storicamente bandito dal suo lessico (e dalla sua sintassi) l'idea e la forma del limite, del confine, della frontiera, del territorio, della nazionalità, della razza e di quant'altro sottenda ed implichi chiusura e discrimini. Le sue "parole d'ordine" sono, semmai, ibridazione, alterità, variazione, apertura, differenza, contaminazione, scambio, pluralità, trasformazione e - perché no? - libertà e utopia.

Ecco i pensieri - e i sentimenti, e i desideri - e, forse, lo stile e la filosofia che, come succede solo alle migliori guide, stanno prima, dietro e, ora, accanto a SCONFINI: a questa parola-concetto un po' inventata che, però, ci è venuta talmente spontanea e "naturale" e ci "suonava" così bene da spingerci a farne il nome della nostra Rassegna di musica etnica.

Certo, per noi della CNI, è facile pensarla in questi termini: fin dalla sua nascita, la Compagnia ha operato scelte culturali molto precise, ponendosi come obiettivi - da una parte - la salvaguardia e il recupero di quei valori delle tradizioni popolari che rischiano continuamente di rimanere soffocati e sviliti, e - dall'altra - la valorizzazione di una nuova generazione di giovani artisti italiani.

Essere convinti che la civiltà di un Paese esiste solo a partire dalla conoscenza e dal rispetto delle proprie radici culturali; considerare le "musiche del mondo" come espressioni del valore profondo di tali radici e come vettori privilegiati della consapevolezza della propria identità, comunque plurale e meticcia: questi sono stati per noi i punti di riferimento in tutti questi anni.

Se proprio dovessimo dare un'etichetta alla nostra produzione artistica, e dunque anche a SCONFINI, useremmo - più che lo stesso concetto di "musica etnica" - la definizione di "nuova musica popolare": in contrapposizione non tanto alla musica classica quanto alla cosiddetta musica "pop" contemporanea, che non nasce quasi mai spontaneamente ed è invece spesso il risultato di una costruzione artificiale e artificiosa.

Gli artisti della Rassegna si muovono tutti nell'ambito della musica di contaminazione, riservando una grande attenzione ai dialetti, alle differenze, agli incroci di generi e culture (musicali e non), e alimentando la propria creatività anzitutto attraverso il rapporto dialettico con le realtà dei luoghi d'origine e di appartenenza.

SCONFINI, con i suoi nove appuntamenti al Palladium di Roma, tutti i giovedì dal 23 marzo al 18 maggio (tranne uno: l'appuntamento fissato per il 13 aprile sarà infatti anticipato a mercoledì 12) darà luogo, voce e visibilità a tutto questo. Il nostro obiettivo è quello di creare una rete di incroci, di relazioni e di incontri - non solo fra le diverse tradizioni culturali ma anche fra i diversi linguaggi dell'arte e della comunicazione - che prenda la forma di una lunga frase musicale, scandita dal ritmo di serate suggestive e irripetibili.

Ecco perché la figura del "concerto" andrà stretta a questi appuntamenti, che avranno invece la forma coinvolgente di una festa popolare: è il caso del primo incontro della Rassegna, quello con la cultura berbera, i riti e i ritmi Gnâwa e Jahjûka di Nour-Eddine, del suo gruppo e dei suoi ospiti; della Festa per il Tibet (organizzata insieme all'Associazione Asia), con The Third Planet, Rosie Wiederkehr e Tonj Acquaviva degli Agricantus e tante altre presenze a sorpresa; della Festa dei Tarantolati, in cui, accanto ai Nidi d'Arac, suoneranno e danzeranno gli Xicrò e il gruppo Arakne Mediterranea; della Festa Klezmer che avrà come protagonista la musica dei Klezroym.

Ma anche le altre serate sono davvero uniche, e dunque assolutamente da non perdere: il divertimento puro degli spettacoli dei Tinturia e della Banda Osiris, veri e propri happening che coniugano musica e teatro; il live set internazionale degli Agricantus, sempre più ricco e sorprendente; l'esibizione - "più rara che unica" - con cui i Trancendental portano sul palco il loro raffinatissimo lavoro di ricerca sonora, "spesso "dedicato" al cinema; l'incontro fra la Napoli hip-hop e mediterranea dei Vox Populi, quella sufi e rivolta verso l'Oriente dei Darmadar, quella graffiante e popolaresca della voce inconfondibile di Enzo Gragnaniello.

Nour-Eddine

Festa berbera

Palladium - Roma

23 marzo 2000

ore 21

Dopo il commosso omaggio ai sapori, ai profumi, ai colori e alle musiche di Zri-Zrat, il suo villaggio d'origine, Nour-Eddine torna con un nuovo spettacolo - che corrisponde inoltre ad un progetto discografico di imminente uscita - basato sul recupero della ricchissima e affascinante tradizione tribale e rituale Gnâwa e Jahjûka, di ascendenza sufi.

La cerimonia Gnâwa - che si svolge nel corso di un'intera nottata - è un rito di possessione con funzioni essenzialmente terapeutiche, comprendente tre fasi: la 'ada, una processione coloratissima, una parata chiassosa che incita alla danza e alla vibrazione; i kûyû, una serie di danze affidata ai musicisti: non è ancora la trance, ma un gioco preliminare, uno spettacolo, una preparazione all'ultima fase (la più seria), quella dei m'louk, durante la quale su un vassoio vengono portati incenso e veli di colori diversi, che servono da insegne di riconoscimento per i sette diversi simboli m'louk, la cui parossistica alternanza spinge la trance al suo massimo grado.

Quella dei musicisti di Jahjûka - un villaggio ai margini della catena montuosa del Rif - è una tradizione altrettanto antica e profondamente radicata, che ha prodotto un repertorio specifico. I maestri musicisti viaggiano per la valle di Srif per animare nozze, feste, veglie in onore di un dignitario in visita, e tante altre occasioni nel corso di tutto l'anno. Ancora oggi, nella città di Ouezzane, si continuano ad acquistare le ghaytât (oboi rudimentali, simili alla nostra ciaramella, tipici strumenti jahjûka, insieme con il tbel).

Nour-Eddine, voce straordinaria (ma è anche al liuto, alle percussioni, alla chitarra e alla ghaytâ), è accompagnato qui da una band di giovani musicisti nord e centro-africani: il marocchino Yones El Marrakchi (liuto, guembri, bendir, cori), i senegalesi Pap Sam (djembé, cori) e Al Hadj (doum doum), l'egiziano Abdalla Mohamed (ney, rig, darbouka, tbel, daf).

Il suo è uno spettacolo che coniuga suoni e atmosfere intrisi di profonda spiritualità con i ritmi liberatori della festosità rituale: il risultato è una trascinante cura collettiva per la mente e per il corpo.

Ma non è tutto. Perché proprio al centro della performance di Nour-Eddine si incastona la presenza di un ospite prezioso: Mario Crispi, eclettico fiatista degli Agricantus, nonché strenuo ricercatore e costruttore di sonorità tradizionali e originali (per questa occasione al duduk e all'arghoul). Il dialogo fra i loro strumenti è la cronaca sonora dell'incontro ideale fra la tradizione musicale jahjûka e le ibridazioni stilistiche del musicista siciliano: un ponte fra le sponde del Mediterraneo, un omaggio alla circolarità contagiosa della trance.

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