Simon Reynolds: "La musica rischia di diventare una poltiglia indifferenziata"

Intervistato da Repubblica il critico musicale racconta di come oggi sia sempre più difficile percepire la differenza tra i generi. Un bene? Dipende
29/03/2016 10:07

Simon Reynolds pubblicherà a novembre del 2016 (in Italia arriverà per l'inizio del 2017) il suo nuovo libro, "Shock and Awe". Il critico musicale inglese si concentrerà stavolta sul racconto dell'epopea del glam rock, il primo genere capace di rompere col passato negli anni '70 imponendo un'estetica e un'attitudine che mostrano ancora un'eredità fortissima nella cultura pop contemporanea.

Intervistato da Gianni Santoro per Repubblica, Simon Reynolds ha parlato di come oggi sia diventato difficile, se non addirittura impossibile, pensare a delle sottoculture musicali capaci di sconvolgere radicalmente il nostro tessuto sociale. Di generi ne emergono ancora di nuovi con una certa regolarità, "ma è vero che i giovani oggi non sembrano avere più quella identificazione "fanatica" con i singoli generi. L'amore per la musica e la formazione della propria identità non vanno più di pari passo. L'ascolto è diventato eclettico". I motivi sono ovviamente legati al modo in cui facciamo quotidianamente esperienza della musica, attraverso i servizi di streaming e le piattaforme come YouTube: "Si cambia canale secondo quello che si cerca. Con lo streaming la musica non forma più l'identità. È una fornitura continua, come l'elettricità o l'acqua. La tecnologia ha trasformato la musica in qualcosa che utilizzi più che in qualcosa che chiede il tuo totale coinvolgimento".

L'accessibilità ad archivi di materiale della più diversa specie ha modificato – continua Reynolds – anche l'approccio creativo degli artisti. Il melting pot di suoni e generi già paventato in "Retromania" (il suo precedente libro) attraverso gli esempi di band come i Vampire Wekeend, è spinto adesso all'eccesso, tanto da rendere inoffensivi i tentativi di unire linguaggi all'apparenza dissimili per crearne di nuovi: "I giovani di oggi cresciuti senza molte barriere artistiche probabilmente faranno musica senza pensare ai generi. C'è però una conseguenza importante: si perde il brivido e lo shock che potevi provare quando gli artisti superavano quelle barriere. Pensiamo all'effetto che fece David Bowie, per esempio, quando abbracciò la disco music e il funk con "Young Americans" e "Fame". O Prince, che si muoveva tra black music, rock e new wave. Ora sembrerebbe tutto normale".

Il rischio? "All'inizio può sembrare tutto molto interessante ma poi si arriva a un punto in cui la musica è una poltiglia indifferenziata. Manca quel senso di avventura e di scoperta che poteva esserci spaziando tra i generi".

Tag: internet - musica - opinioni

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