SIAE vs Sky, artisti e autori firmano un appello

13/04/2018 10:35 di

Dopo qualche mese di apparente silenzio da entrambe le parti, è riscoppiata oggi la polemica tra SIAE e Sky iniziata all'indomani della finale di X Factor 2017. I fatti: a dicembre scorso, per la prima volta SIAE rende pubblico che "Sky, con una decisione che non ha precedenti, ha deciso di non pagare il diritto d’autore. Ha cioè deciso che proprio quegli autori che hanno consentito l’esistenza stessa di X Factor, il talento, le emozioni, l’entusiasmo e soprattutto la musica che ne sono stati protagonisti, non saranno pagati per il lavoro svolto. I protagonisti di X Factor non hanno stonato, sono stati bravissimi. Sky, invece, proprio no"

Il braccio di ferro tra le due società va in realtà avanti da Luglio 2017, da quando cioè è scaduto il contratto preesistente. In questi mesi SIAE ha più volte voluto spostare l'attenzione non tanto sui mancati incassi, anche se non sono state nascoste le preoccupazioni per le ripartizioni del primo semestre 2018, quanto sul mancato rispetto dei diritti degli autori rappresentati da SIAE.

Inizialmente Sky non aveva risposto ufficialmente al comunicato di dicembre, ma qualche giorno fa è arrivata la replica che apre nuovi punti di vista sulla questione, in quanto si legge che: "Sky ha a cuore la creatività italiana, gli autori, gli artisti, lo sviluppo dell’industria culturale Italiana e la sua internazionalizzazione. [...] Per favorire la crescita e lo sviluppo effettivo di questo comparto è però necessario che il mercato sia libero e concorrenziale e che chi investe possa contare su interlocutori aperti al mercato e non cristallizzati su posizioni che sono state superate dai fatti e dal quadro normativo. SKY teme che SIAE possa ostacolare la libertà di scelta che la direttiva europea Barnier riconosce ai titolari di diritti e rimanga ancorata ad un assetto monopolistico dell’intermediazione dei diritti d’autore, ormai anacronistico, – invece che favorire una corretta evoluzione competitiva del mercato. SKY, nell’interesse di una completa informazione degli autori rappresentati da SIAE, tiene ad evidenziare di aver più volte rinnovato la propria disponibilità a proseguire le trattative con SIAE per giungere a soluzioni negoziali coerenti con il nuovo contesto di mercato. Tuttavia, SKY non riscontra un’adeguata disponibilità di SIAE a condurre i negoziati secondo logiche coerenti con il nuovo assetto di mercato, improntate al rispetto reciproco delle parti ed al fondamentale requisito della trasparenza."

Insomma, sembra che Sky voglia corrispondere il dovuto, ma trovando un accordo che sia equo per entrambe le parti, e accusi SIAE di rifiutarsi di rivedere le trattative in quanto trincerata su un sistema anacronistico, reso possibile dal sostanziale regime di monopolio in cui opera sul territorio italiano. 
Il vero colpo di scena arriva però quando si scopre che non solo Sky quindi non ritiene adeguate le condizioni imposte da SIAE, ma sta cercando di fare leva su un procedimento istruttorio depositato presso l'Antitrust. "Le difficoltà al passaggio ad un assetto di mercato realmente concorrenziale emergono anche dal procedimento antitrust aperto nei confronti di SIAE. In questo senso, Sky si augura che l’intervento dell’Autorità possa efficacemente contribuire a rimuovere i comportamenti anti-concorrenziali che saranno accertati e che possa rappresentare un fattore di accelerazione nell’effettiva apertura del mercato e nel superamento di logiche monopolistiche ormai obsolete. [...] È importante e opportuno che un soggetto come SIAE – che per decenni ha beneficiato di un monopolio legale – riconosca l’apertura del mercato e la libertà di scelta degli autori, assumendo finalmente un atteggiamento equilibrato e trasparente nei confronti di tutti i suoi interlocutori".

Oggi SIAE, con un appello firmato da oltre 1000 tra artisti e autori, rende noto che qualche corrispettivo economico da parte di Sky sarebbe arrivato alla società, che però ha respinto i pagamenti: "La SIAE è ente senza scopo di lucro e difende esclusivamente il lavoro degli autori. Tra SIAE e SKY è pendente un doppio contenzioso sul compenso destinato agli autori cinema ed agli autori musica. La SIAE ha presentato denuncia penale nei confroni di SKY per via della decisione di quest'ultima di utilizzare il repertorio SIAE senza sottoscrivere le relative licenze, nonostante i ripetuti inviti di SIAE in tal senso. SKY ha peraltro ritenuto di voler apertamente disconoscere anche gli accordo a suo tempo sottoscritti nel 2014 ed ha successivamente effettuato pagamenti ritenuti da SIAE inefficaci e non fondati su licenza, e pertanto respinti. La SIAE continuerà a difendere il diritto il lavoro degli autori dei quali ha il pieno sostegno."

Questo il testo completo dell'appello, firmato tra gli altri da Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Bernardo Bertolucci, Ennio Morricone, Nicola Piovani, Gabriele Salvatores, Federica Abbate, Appino, Franco Battiato, Bruno Belissimo, Paolo Benvegnù, Vittorio Cosma e Francesco Motta.

"Gli autori italiani stanno assistendo sbalorditi ad un attacco contro i loro diritti.
Da mesi Sky ha deciso di utilizzare i contenuti creativi frutto del nostro lavoro senza più corrispondere alcuna remunerazione per il loro sfruttamento, come invece prevede la legge sul diritto d’autore e sull’equo compenso. Non solo. Abbiamo appreso anche che questa emittente sta cercando di utilizzare un’istruttoria contro la SIAE, pendente da un anno presso l’Antitrust, per cercare di dare una sorta di legittimazione al suo comportamento contrario al diritto d’autore.
Sarebbe grave se l’Antitrust aderisse a un disegno che da un lato punta ad azzerare un diritto acquisito che garantisce la libertà degli autori, dall’altro favorisce gli interessi di gruppi internazionali che cercano di scardinare alcuni principi fondanti dell’Unione Europea: e cioè che “la creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo” non sono oggetto di semplificazioni e armonizzazioni forzate, così come vanno tutelati la diversità culturale e il diritto degli autori ed editori italiani di scegliere liberamente se affidare le proprie opere all’estero o gestirle dall’Italia per le utilizzazioni sul territorio nazionale.
Se questa strategia dovesse passare, assisteremmo alla incredibile affermazione del paradosso per cui pagando meno autori ed editori si otterrebbe un aumento della produzione culturale. Un insulto per tutti coloro i quali hanno contribuito a portare l’industria culturale al terzo posto nella nostra economia. Un’industria sana e realmente italiana, che è parte fondamentale della storia del nostro Paese e di quella ripresa economica di cui oggi tutti vogliono prendersi il merito.
Il diritto d’autore è un diritto del lavoro. Non è merce di scambio per garantire profitti milionari a chi rifiuta di restituire agli autori quanto stabilito dalla legge."

 

Tag: politica polemica siae

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