SmistaCD, tre dischi belli e uno brutto per il ritorno dal ponte

Smista CDSmista CD
04/11/2013 16:44

Fossero tutti così, gli Smista CD... tanti dischi belli uno dopo l'altro e - per la prima volta - trovare la maglia nera è stato difficile. 

 

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Tag: smista cd

Pagine: VipCancro mimmo parisi - artista mHats We Are US

Commenti (4)

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  • Chiara Longo 04/11/2013 ore 16:59 @vanabass

    troppo facile prendersela col mitologico Parisi

  • Tommo Madaph H 06/11/2013 ore 11:15 @tommo.madaffacca

    E' stato difficile trovare la maglia nera!? Per mimmo parisi la dovrebbero ritirare come il 23 di Michael Jordan.

  • Mimmo Parisi 16/11/2013 ore 17:11 @mimmoparisi

    Cortese Redazione di Rock.it

    Premesso che ho aderito volontariamente alla vostra ‘vetrina’ web e che sono conscio che bisogna accettare le regole di chi ospita, so stare al gioco, tuttavia non mi è chiara ’sta storia della maglia nera e del brutto album.
    Non è una polemica (mi sono accorto per caso di questa vostra trovata segnalatoria che, a quanto pare, rientra nel modus operandi che dovrebbe quindi caratterizzarvi e mi sono veramente incuriosito). A questo punto vi chiedo, ma scusate, chi è che gradisce queste colorazioni critiche, Rock.it è veramente formata da una tipologia di followers che vanno in brodo di giuggiole per queste indicazioni? A chi può interessare, se escludiamo qualche discontinuo oligofrenico sparuto, se a Mimmo Parisi piace il rock fatto con i power chord piuttosto che quello dei Modà o Negramaro. Qualcuno non gradisce i power? Dov’è il problema, c’è posto per tutti su questa mela che orbita nello spazio (…non posti di lavoro, purtoppo!), basta rivolgersi ad un altro negozio.
    Tra le 3/4 copertine che avete citato (scusate ma ho dovuto fare un ascolto sommario perché impelagato, come tutti del resto, in 100 impegni, tuttavia, come voi so capire in un battibaleno dove va a parare un brano) il mio ‘genere’ mi è sembrato veramente ‘altro’, nel senso che stava insieme ai suoni monotematici delle chitarre acustiche world/newage/tantriche degli album ‘belli’, come la bacchetta di Toscanini nelle mani di un gelataio: se agone ci doveva essere, il campo era del tutto errato (se è stato un caso è lo stesso, i risultati non cambiano). Intendiamoci, rispetto i colleghi giudicati da voi ‘belli’ perché sono convinto che tutti si abbia qualcosa da dire, stimo tutti i generi e le persone, nel modo più assoluto. Io sono un cantautore, appassionato di chitarra malmsteeniana e con l’approccio che poteva avere un Rino Gaetano (capisco che così non faccio breccia, ma si fa quel che si fa per passione), buona parte dei miei testi hanno sempre un occhio a questo mondo che va puttane e nemmeno le paga, faccio autoproduzione con programmi e computer, ogni tanto qualcuno mi scrive che (essendo un autore freelance) riesco a dire cose che gli ‘accalappiati’ dalle case discografiche (ne son rimaste poche ormai…) non possono dire o non vogliono dire… Ah, canto in italiano perché voglio farmi capire. Insomma nel piccolo e attraverso l’attività musicale riesco a non alienarmi dai fatti che dovrebbero essere argomento di trattazione di qualunque omino dotato di un grammo di senno. Tutto questo, ovviamente, anche grazie ad organizzazioni come la vostra (o comunque chi finanzia Rock.it) che offrono dei locus sul web adatti ad ospitare quelli come me che, altrimenti e al di là di qualche concerto, dovrebbero urlare il proprio, per quello che possa valere, pensiero da una torre campanaria.
    A questo punto, quando si è lavorato per qualcosa e voi lo avete fatto, bisogna essere compensati. Se permettete e non ve la prendete (come ho fatto io), faccio un’autocitazione e vi dedico la prima strofa del mio brano ‘Non faccio prigionieri’:
    “ABBIATE PAZIENZA SE VADO Giù DURO
    SE SUONO CHITARRE ‘80
    DEL RESTO SAPETE CHE POI UN CANTANTE
    NON è SOLO ‘QUELLO CHE CANTA’
    COMUNQUE L’HO SCRITTO SUL MURO
    CHE NON FACCIO SCONTI
    NON FACCIO PRIGIONIERI”.
    Era indirizzata ed è indirizzata ai politici, ovvero coloro che fanno il mestiere di chi non ha mestiere, ma, con simpatia, la estendo anche a voi: non faccio prigionieri!, per quanto si possa essere scoglionati, sempre con tanta simpatia perché la strada non è in discesa per nessuno, bisogna avere sempre gli occhi aperti. Anzi, ci ho ripensato, nel vostro ‘mestiere’ è meglio avere le orecchie aperte! Inoltre voglio aggiungere che in generale e in questo frangente particolare, si può fare critica (a meno che uno non si presenti con la chitarrella e gli accordi del barbiere o di The Edge, tonica e quinta finchè non si rompe il cantino e il si…) in diversi modi: si può cercare qualcosa di valore anche nella musica neo-azteca, se non la si trova può darsi che dipenda dal fatto non si conosca l’azteco o, comunque, se per nemesi divina il proponitore/trice appartiene ai canidi gli/le si dice diplomaticamente che non c’è purtroppo mercato per il suo prodotto (è una vigliaccata, ma salva la faccia); se la diplomazia non ha né asilo né valore semantico all’interno della forma mentis dell’esaminatore, beh, si può andare tranquillamente sul prosaico: non mi piace! Quando una cosa non rientra nei propri gusti si dice così: non mi piace. A me non piace il tonno con la mostarda di fragole, quando qualcuno me la vuole imporre io faccio notare cortesemente che non mi piace, non mi è mai venuto in mente di dire che è brutto il piatto al tonno e mostarda. E poi, che significa è brutto? E’ brutto l’arrangiamento, è brutto il testo, è brutto l’assolo, la linea melodica, il suono campionato dell’ukulele indonesiano, è brutto il suono dark della lumaca delle Antille campionata mentre si lava i denti, è brutto l’ultimo accordo della ballata finto-celtica? E’ brutto tutto? Una canzone può essere prodotta male, ma in genere, se il musicista non è rimasto al ‘giro di do’ ed ha un minimo di interessi nella vita, che non siano il cazzo di calcio per i decerebrati che sbagliano a votare, o la cena nel posto che fa moda (come la musica… negli anni ’90 qualche band ha iniziato ad accompagnare il brano in ottavi, allora tutti dietro, così ci faremo tutto il terzo millennio con ‘ste cazzo di chitarrine suonate su una o due corde che fa tanto moda come le chitarre acustiche di chi non conosce nemmeno gli accordi e si aggrappa a quelle cordine, ci mette una voce in stentato inglese e campa!), dico se i segnali di un mondo interiore ci sono, un brano decente si affaccerà di certo e qualche coinvolgimento lo provocherà. Bisognerà essere proprio minchioni per sortire il contrario, se poi è una questione di power chord sgraditi all’inquisitore, beh, la cosa allora si fa ardua: i Def Leppard furono costretti a licenziare nei tardi ’90 il fonico delle luci che non sopportava i power, salvo poi scoprire che era un oriundo che si era messo in testa di diventare ricco e non voleva saperne di… power(i)! Tornando a noi, ovviamente l’ascoltante può essere ‘avanti’ ed amare il tantrico monocorde con la voce tibetana ed odiare la minore armonica a una certa velocità perché lo agita, ci sta. Avete il diritto sacrosanto di dichiarare al mondo che i vostri neuroni accettano quelle note e non altre. Ci mancherebbe altro. Tuttavia la faziosità, il seguire la moda ha qualche spina nascosta. Vediamo come se ne può uscire fuori.
    Dunque, diciamo che una carta da giocare contro l’inquisito scassapalle esiste ancora. Voglio dire che, in questo nostro viatico improvvisato e all’insegna del monologo/dialogico (l’ossimoro è d’uopo), resta da citare l’ultima soluzione che il buon critico tiene nascosta nell’anfratto mentale designato, alla stregua dell’ultima pallottola prima che gli indiani attacchino e inizino a scotennare a man bassa: l’Epochè. Come anche l’ultimo scalzacani pratico di graeculos sa, il concetto di Epochè prevede la ‘sospensione del giudizio’, uno strumento davvero ragguardevole per il critico non maldestro. Purtroppo la litote finale inerente al critico ha un difetto insormontabile: che critico è colui che non critica? Tanti auguri per le vostre cose. Civilmente, Mimmo Parisi.

  • massimoalbertini 09/07/2014 ore 02:46 @massimoalbertini

    Ho ascoltato "Non faccio prigionieri", un brano coraggioso.

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