Quanto guadagna una major? È online il contratto tra Sony e Spotify

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20/05/2015 10:20 di

The Verge.com ha pubblicato in esclusiva il contratto che la Sony ha stretto con Spotify: è stato siglato nel gennaio 2011, pochi mesi prima che Spotify venisse lanciato in America, ed aveva la durata di due anni (più un terzo anno opzionale). Tale contratto prevede un anticipo di circa 25 milioni di dollari (9 per il primo anno, 16 per quello successivo) con un'aggiunta 17.5 milioni per il possibile terzo anno. Di questi soldi non è facile stimare quanti siano destinati agli artisti e quanti rimangano nelle casse della major discografica. The Verge ha chiesto un parere a Rich Bengloff, presidente dell'American Association of Independent Music, che ha dichiarato: “Il più delle volte, i soldi che non derivano dallo sfruttamento diretto della musica non vengono condivisi. Vale sia per le major che per le etichette indipendenti”.

Una clausola molto interessante del contratto è quella legata alla Most Favoured Nation (o Clausola della nazione più favorita) nata per garantire condizioni doganali eque negli scambi internazionali e qui applicata in modo da favorire la Sony difendendola dalla possibile concorrenza di altre label. In pratica: se Spotify stipula con un'etichetta un accordo migliore di quello concordato con la Sony, quest'ultima avrà il diritto di ricevere lo stesso trattamento. Questo implica un ulteriore guadagno: se, ad esempio, una label venisse pagata un milione di dollari per la sua quota di mercato e se la quota di Sony valesse meno, ipotizziamo 600,000 dollari, applicando la MFN la Sony incasserebbe 400,000 dollari senza alcuno sforzo.

C'è poi da aggiungere la pubblicità: secondo il contratto, Spotitfy deve fornire a Sony spazi pubblicitari per il valore di 9 milioni di dollari (2.5 il primo anno, 3 il successivo e 3.5 per il terzo anno opzionale), oltre ad eventuali spazi a prezzo scontato (e, in alcuni, casi gratuito). Tale spazi sono previsti per promuovere gli artisti del catalogo Sony, ma una clausola del contratto permetterebbe all'etichetta di rivenderli anche ad altri e al prezzo che preferisce.

Due le domande da porsi. La prima: quanto guadagna Sony da un accordo simile? Nel contratto sono indicate tre voci: gli ascolti degli utenti che utilizzano Spotify gratuitamente, gli ascolti giornalieri (che oggi non esistono più) e gli abbonamenti. In ognuno di questi tre segmenti la Sony ha diritto al 60% del guadagno lordo mensile di Spotify, moltiplicato per la percentuale di canzoni di sua proprietà. Ad esempio: se in un mese Spotify guadagna 100 milioni di dollari, il 60% va alle etichette. Se la Sony detiene i diritti del 20% del totale delle canzoni riprodotte incassa 12 milioni. In aggiunta c'è una formula davvero complessa secondo cui, nel caso Spotify non raggiungesse determinati obiettivi di crescita, Sony avrebbe diritto ad ulteriori soldi.

La seconda domanda: quanto guadagnano gli artisti? È molto difficile stabilirlo. Alcuni hanno clausole nei loro contratti che gli assicurano una fetta considerevole; altri, rimasti ancora all'era del CD, ricavano una percentuale che si aggira tra il 15% ed il 20%. Se si considera questo contratto del 2011 – soprattutto tenendo presente l'anticipo richiesto dalla Sony – è comprensibile l'idea che un musicista preferisca togliere la sua intera discografia da Spotify per offrila al migliore offerente (come nel caso di Taylor Swift, da tempo corteggiata da Apple per il nuovo servizio di streaming, il cui lancio è previsto per i prossimi mesi). È risaputo che la concorrenza aiuta.

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Tag: streaming tecnologia

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