Se SoundCloud chiudesse davvero, che fine farebbe tutta la musica?

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22/02/2016 12:00 di

La notizia circola online già da una settimana e, stando ai dati riportati in maniera pedissequa quasi ovunque, pare che SoundCloud, una delle piattaforme di streaming musicale più attive e interessanti degli ultimi dieci anni, sia vicina al rischio fallimento. L'azienda ha perso nell'ultimo anno più di 44 milioni di dollari, a fronte di introiti addirittura in crescita rispetto a quelli del 2014. Da Berlino, al quartier generale di Rheinsberger Strasse, continuano insomma a spendere in una maniera che, più di qualcuno, ha osato definire un filino scriteriata (lo stipendio medio di un dipendente si attesta sugli 80.000 euro annuali), senza riuscire a costruire un modello di business sostenibile.

Ad oggi SoundCloud costituisce una risorsa vitale per musicisti e podcaster indipendenti. La sua eventuale scomparsa, da scongiurare almeno nel breve periodo, porterebbe la perdita di un archivio di circa 110 milioni di tracce audio. Un'enormità, il cui impatto cresce sensibilmente se, sforzandoci un poco, ripensiamo a quante volte negli ultimi anni ci siamo trovati a premere play sotto il segno della nuvola arancione.

Ad oggi non sono in ottima salute né Pandora, che pare essere in vendita, né l'insospettabile Spotify, alla ricerca di 500 milioni di dollari per assicurarsi un po' d'ossigeno. Perdere SoundCloud, tuttavia, sarebbe un duro colpo, ben più grave della perdita di qualsiasi altro servizio di streaming: mentre gli altri servizi ospitano infatti un catalogo musicale quantomeno simile e abbastanza convenzionale, SoundCloud è diventata negli anni la casa di innumerevoli musicisti indipendenti. SoundCloud, a differenza di Apple Music o Spotify, permette infatti agli artisti di pubblicare i loro lavori direttamente e gratuitamente, senza bisogno di nessun intermediario. La sua eventuale scomparsa porterebbe le major a perdere il loro ponte con i talenti di domani, e toglierebbe a noi una risorsa preziosissima per scoprire nuova musica.

Un problema che ci porta a riflettere sul modo in cui la musica oggi, nonostante la sua multiforme accessibilità, sia diventata più effimera. I dischi sono oggetti fragili, ma non scompaiono se il tuo negozio di dischi di fiducia chiude o se la tua label di riferimento decide di interrompere la sua attività. Se un servizio di streaming online invece va in down trascina via con se una montagna di materiale, molte volte unico e/o inedito, che potrebbe non essere più recuperabile.

È troppo presto per scrivere il necrologio di SoundCloud, certo, ma se questo dovesse accadere non sarebbe la prima volta che un enorme tesoro di musica digitale corra il rischio di scomparire nel nulla. È già successo nel 2003, quando CNET decideva di spegnere la versione originale del servizio di pubblicazione e file-sharing legale mp3.com, che un tempo ospitava 750.000 file musicali. Tre anni dopo, l'Internet Underground Music Archive, il cui archivio conteneva oltre 680.000 canzoni, è andato offline.

Certo, qualcuno potrebbe finire per ospitare i backup del sito. Un'organizzazione chiamata Archive Team si dedica da anni a preservare il web, ed è già riuscita a salvare molti siti dall'oblio. Ad esempio nel 2012 la musica e le informazioni dell'Internet Underground Music Archive sono ricomparse su questo sito. Jason Scott, fondatore di Archive Team, dice che il gruppo sta già guardando a SoundCloud, anche se ci sono molti altri domini a precederlo nella lista d'attesa.

Forse solo qualcosa di simile all'Interplanetary File System, che mira a creare un modo più stabile e duraturo per la memorizzazione dei dati on-line, potrebbe un giorno rendere il web più resistente ai flussi e ai riflussi di dollari aziendali. Ma fino ad allora bisogna ricordare che niente è per sempre, tantomeno su internet.

 

(via)

Tag: music business internet streaming

Commenti (1)

  • Marco Soldavini 02/04/2016 ore 14:25 @desperationmixtape

    rip it up and start again

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