Un perturbato in Nazionale (Cantanti)

Tommaso dei Perturbazione alla Nazionale CantantiTommaso dei Perturbazione alla Nazionale Cantanti
22/07/2014 16:44 di Tommaso Cerasuolo

Lo scorso 17 Luglio si è svolta a Grosseto una nuova partita di beneficenza per raccogliere fondi in favore de “La Farfalla - Associazione cure palliative Loretta Borzi Onlus” alla quale ha partecipato, come di consueto, la Nazionale Cantanti. 
Anche Tommaso dei Perturbazione è stato convocato per la sua prima partita: ecco il suo racconto della serata. 

 

Sentire il boato di più di cinquemila anime mentre le squadre entrano in campo nello stadio di Grosseto, il boato è alle tue spalle, tu sei il gladiatore. Giocare terzino destro per cinquantacinque minuti senza fare troppi danni. Sentire che il calcio è veramente, profondamente, un gioco di squadra. Sapere benissimo che non meriti di stare lì, che hai i piedi a banana, che non hai mai giocato veramente a calcio, ma solo corso come un disperato dietro a un pallone per troppi anni. Fregarsene e godersi tutto e camminare a un metro da terra per giorni. Maledire tutte quelle partite a calcetto in cui non esiste il fuorigioco e pregare di non sbagliare e di riuscire a seguire sempre le indicazioni del difensore centrale. Aver contribuito a raccogliere circa 60.000 euro destinati alla Farfalla Onlus che serviranno per facilitare l'assistenza domiciliare ai pazienti più piccoli. Essere contenti di sapere che oggi non gioca Paolo Belli in quel ruolo, noto per il suo agonismo e per i cazziatoni alla linea difensiva. Vincere 4 a 3 contro una formazione in cui giocano Giordano, storico attaccante della Lazio, e il portiere Peruzzi. Sapere perfettamente che è un'amichevole e che ci stanno andando davvero leggeri con noi. Rendersi conto che di fianco a te, nello spogliatoio, c'è seduto Chiappucci, proprio lui, l'infaticabile ciclista e rimanere senza parole. Cercare di rimanere seri mentre dietro di te, durante la riunione tecnica, c'è seduto quel mandrillo di Andrea Roncato che spara una minchiata dietro all'altra in puro stile 'ci do che ci do che ci do'. Vincere un paio di contrasti. Ascoltare le parole del saggio mister, Sandro Giacobbe, storico c.t. della Nazionale Cantanti, che con la sua flemma genovese ripete consigli e scelte tattiche, sapere che hai sempre giocato con gli amici e mai in una vera squadra e che questo è il tuo primo vero allenatore: come ritrovare un vecchio zio guascone di cui tutti parlavano in famiglia e che si era perso in un viaggio in Africa e dopo venticinque anni si ripresenta sulla porta di casa e sai già che gli vuoi troppo bene e che anche se non l'hai mai conosciuto lo conosci già.

Far tardi dopo cena con Frankie Hi-Nrg, Renzo Rubino, Andrea Rivera e Pierdavide Carone finché non ci sloggiano dal dehors dell'albergo perché sono le tre e mezza. Sentire che Pupo ci crede profondamente e che il suo discorso di accoglienza alle giovani leve è sincero e incoraggiante. La simpatia di Moreno, bomber e fantasista che fa la differenza nei novanta minuti. L'incontenibile esuberanza di Clementino. Moreno e Clementino che ci danno la carica facendo freestyle mentre aspettiamo di uscire sul campo. Stupirsi della statura di Masini, immaginarlo sanguigno ed essere sorpresi dalla sua riservatezza. Vedere Il leggendario Trap entrare in spogliatoio a salutarci. Pensare: sto sognando, ora mi sveglio. Tentare di fare una foto tutti insieme col Trap ma rendersi conto che non è possibile, perché ciascuno vuole la sua, e questa cosa sai già che è figlia del tuo tempo, che le cose stanno così e puoi farci poco, a ognuno il suo piccolo ricordo ma pochi ricordi collettivi, un filo di malinconia che butti giù con un po' di té freddo alla pesca. Andrea Rivera centrocampista fluidificante che macina giochi di palla e di parole. Capire che il ricambio generazionale in una squadra non è una cosa semplice. Valerio Scanu gentilissimo che fa foto con tutti, è un po' solo in panchina e mi corregge quando urlo 'Grande Renzooo!' a una bella uscita del portiere facendomi notare che si tratta di Carone, che nel frattempo ha sostituito Rubino in porta. Pensare di me stesso: sei un rincoppato. Le quattro ventenni che a cena erano sedute al nostro tavolo e hanno avuto la cortesia di non alzarsi mentre parlavamo solo di calcio e musica. Avevano fame. Poi si sono alzate. Ciao.
Queste e molte altre sono le ragioni per cui tornerò in ginocchio a chiedere di poter giocare ancora con la mitica Nazionale Cantanti. Grazie!

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