Tutti che parlano di rap italiano. Ma toglietevi dalle palle

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10/10/2012 di

Avete seguito, no? Paola Zukar dice una cosa in un video e tutti contro, poi i topolini da scrivania del rap italiano scoprono dopo 10 giorni un mio articolo su Rolling Stone in cui dico, con l'euforia di un evento che è stato obiettivamente grande e grosso, che è questa la golden age del rap italiano: ed è praticamente da due giorni che chiunque dice la sua, a random. Discografici, manager, editori, dj di altri generi musicali, cantanti neomelodici: tuttologia allo stato puro. Il 90% di questa gente che ha parlato e continua a farlo, farebbe meglio a togliersi dai coglioni. Ve lo chiede la storia. 

Scrivo veloce e senza rileggere, tanto ogni 1 che capisce ce ne sono 100 che si ammazzano di seghe.

Innanzitutto chi faceva rap negli anni 90 in Italia, oggi è una leggenda. Punto e basta. Anche il più scarso. Perché l'albero cade se si prova a tagliare le radici. Certo è fisiologico che le generazioni successive, avendo un background più spesso e soprattutto “i racconti dei vecchi seduti attorno al fuoco”, può concentrarsi e fare due soldi. Niente di più giusto. E' il cannibalismo transgenerazionale, le scrivevo 3 anni fa queste cose però. A parte l'esistenzialismo: il rispetto per le radici, per le origini, per i pionieri, è più importante dello stesso senso di appartenenza nell'hip hop, quindi è vitale. Chi ha messo anche solo un dito nell'hip hop questa cosa la sa, è un codice fondamentale. Questa è una premessa, per evitare equivoci.

Domanda: Il rap italiano di oggi deve, teoricamente e praticamente, molto, moltissimo, alle sue radici, a chi c'era prima?
Risposta 1: Si
(Bravo.)
Risposta 2: No.
(Non hai capito un cazzo, torna a scrivere min**iate su Facebook.)


Leggere che chiunque, quasi tutte le più grandi inutilità del presenzialismo musicale italiano, danno la loro opinione e dicono e commentano e insultano e blablabla, mette solo negatività in circolo. Il presupposto è, e sempre sarà amici miei, hip hop is something you live. È inutile, non si cambiano i presupposti fondamentali. La storia. Le basi. L'abc. Non è come nel rock o nell'elettronica. Non ve le devo spiegare 'ste cose, l'hip hop è una cosa che si fa, si vive.

Domanda: E' così per te?
Risposta 1: Si
(Ok, continua a leggere.)
Risposta 2: No
(Stai a casa, baby. Se vuoi leggi ma evita di rompere le palle.)


Quando parlo di Golden Era, che altro non è che una definizione di storia&contenuto, mi riferisco al fatto che, come è successo in tutto il mondo: «i gruppi che avevano dominato la scena musicale delle origini, i primi a pubblicare dischi, scomparvero lasciando spazio a una nuova generazione di artisti che diede avvio alla fase più creativa e impegnata nella storia di questa cultura» (dal libro nuovo di U.net). È proprio antropologico, certo ogni paese ha una sua creatività e un suo impegno, dire che questo passaggio starebbe avvenendo ora in Italia non significa denigrare il passato. Al massimo valorizzare il presente e un po' del futuro (sempre che quattro scemi la fuori non lo distruggano, nuovamente).

Domanda: E' questa la Golden Age del rap italiano?
Risposta 1: Si, potrebbe essere.
(Sei uno positivo ed entusiasta.)
Risposta 2: Assolutamente no.
(Non esci di casa da un bel po' di tempo, amico.)
Risposta 3: Non rispondo a domande generiche.
(Ecco, bravo tu hai ragione più di tutti perché è solo una cazzo di definizione.)


Fatto sta che è un momento bellissimo per il rap in Italia. Poi certo: il rap, come in tutto il mondo, è quella cosa dell'hip hop che più di tutte tende a diventare popolare. Ma è chiaro, ma che cazzo non le sapete queste cose? Persino alle maestre elementari, alle suore o agli hipster piace il rap. Ma chi c'è, come sempre, lo vedi negli eventi e sui dischi e sui muri e nei cerchi, chi non c'è interviene solo per parlar male, per dire che tra poco finirà tutto, che addirittura erano meglio gli Articolo 31 (odiatissimi dalla stessa gente che oggi li esalta e li paragona ai Club Dogo, questo è il paradosso). Boh c'è un livello di confusione là fuori che l'unica cosa reale di cui mi rendo conto è che tutti questi haters sono solo un mezzo di Klout per farti aumentare il punteggio.

Fate schifo tutti.
Chi fa fa (produce, organizza, diffonde, crea), chi parla e basta si togliesse dalle palle. Avete (voi e quelli come voi) già rovinato troppo in passato, ora non c'è bisogno che facciate niente. Tanto nessuno vi caga.

Domanda: Chi ti caga?
Risposta interiore 1: Nessuno.
(Ecco, vedi.)
Risposta interiore 2: I miei 4 friends di FB.
(Ok, nessuno.)


Perché piaccia o no il livello stilistico del rap italiano di oggi, in generale è un periodo fantastico per chi lo fa e chi ci gravita attorno, la gente ci vive e ci fa i soldi (questo era impensabile fino a qualche anno fa). Chiaramente se sei un rapper, giovane o vecchio, e stai pensando “eh si ma io sai sono più bravo di quello perché ho le metriche e le liriche”, caro mio vale sempre la frase dell'amico americano che diceva: “if you're hot you're hot if you're not you're not”.

Comunque sono le solite paranoie post-adolescenziali di gente wannabe, alla ricerca di un momento di attenzione per dare credibilità alla propria nullafacenza, per dire alla fidanzata “guarda amore anch'io ho detto la mia nell'hip hop italiano” e per atteggiarsi a intellettualoide teorico della musica dei miei coglioni. Ma andate a cagare, tutti. L'hip hop, ma questa è la storia, cresce grazie a chi lo fa, ai rapper, ai writers, ai djs, ai bboys, ai promoter, alle radio personality, ai blogger, alla gente seria e non grazie a chi si parla addosso. È sempre stato così. Chi parla in questi giorni lo fa solo per frustrazione, animato da un profondo senso di esclusione. Non parlatemi di knowledge, perché non siamo ancora maturi abbastanza, piuttosto è la classica guerra tra sfigati. E il giornalismo rap in Italia tranne me e qualche amico mio non vale un cazzo.
Per chiudere, ho saputo che la storia in persona (cioè gli insegnamenti del passato + le buone prospettive del futuro) vorrebbe chiedere un favore a tutta la gente che ora è lì su Facebook a scrivere inutili frasi: toglietevi dalle palle, subito.

Domanda: Ve lo chiede la storia. Vuoi fare questo favore alla storia?
Risposta 1: Si
(Grazie, in futuro ci ricorderemo di questo tuo gesto.)

 

Tag: polemica rap italiano

Commenti (9)

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  • Wolly 11/10/2012 ore 16:19 @lello128

    Allora il paragone era meglio Gente Guasta o i Radical Stuff?
    Meglio i gruppi dell'Area Cronica o le Posse?
    Meglio Bassi Maestro e il Sano Biz o Kaos One?
    Piotta è un venduto.
    Gli Articolo Sono dei Sucker (http://www.youtube.com/watch?v=19z9Ch0avEo)...
    Diciamo che il folkrore non mancava e continua a non mancare.

    DJ GRUFF sucker per sempre - YouTube

    DJ GRUFF - Sucker Per Sempre http://www.myspace.com/gruffetti

    http://www.youtube.com/watch?v=19z9Ch0avEo)...

  • essepiemme 12/10/2012 ore 11:56 @essepiemme

    ascolto questa musica dagli anni 90, dai primi anni 90 perchè l'anagrafa me lo consente. e trove queste questioni di una futilità infinita. golden age?! un concetto così relativo! golden rispetto a cosa? a prima? a dopo? da sempre e per sempre? la verità a me sembra solo una! negli anni 90 questa musica in italia non c'era e qualcuno ha cominciata a farla. ha messo in moto la macchina. e se oggi la macchina spinge è perchè qualcuno un giorno l'ha avviata. lo stop? fisiologico, se pensiamo che era un genere nuovo, che non c'erano tanti canali per promuoverlo (i timidi media preferivano - ovvio ahimè - altro!). ai tempi non c'era il web e tenere in piedi le cose era oneroso sotto tutti i punti di vista. il clamore non poteva lievitare! la storia si evolve, bravi tutti! anche quelli per con coraggio c'hanno provato partorendo delle cagate pazzesche, che c'hanno rubato? qualche minuto d'ascolto, qualche kbite di spazio sull'hd? ma poi sono finiti nel cestino come i loro mp3! e nel frattempo prendeva piede anche un'attitudine all'ascolto! va bè, io tutti sti beef proprio non li ho mai capiti!

  • Filippo Giordani 18/10/2012 ore 18:29 @cinematomico

    Il problema scaturisce esclusivamente dalla considerazione: se si muove il cash allora vuol dire che il genere è maturo; e di conseguenza: prima c'erano solo babbi di minchia. La questione della qualità è ovviamente pretestuosa, tutti sanno che c'era prima, c'è ora e ci sarà, si spera, domani. Poi: il rap lo vivi e il rock anche ma un po' di meno, mah... scrivi di musica - va bene, hai la tua età - va bene, hai un tuo background - va bene, però dai, basta con 'ste astrazioni che lasciano il tempo che trovano. Il problema rimane uno solo: ora gira il grano, e tanto! E allora tutti si vogliono buttare sulla torta, vecchi e nuovi. Chi c'era non ha bisogno di dire troppe cose, le ha lasciate incise nei solchi dei vinili e penso a roba davvero pesa, non faccio nomi, lo sanno tutti chi sono, per cui se proprio va detto qualcosa una volta per tutte, facciamolo suonando quei dischi. E stop. Al panico.

  • Nicola Stufano 26/10/2012 ore 19:41 @erpataccaro

    sempre modesto, sto caporosso.

  • erica pili 23/07/2013 ore 01:04 @aristide

    Gli articoli di Wad come il vino buono sono ancora più gustosi se letti dopo qualche mese dalla mescita.

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