Foto profilo: Yombe

Foto di Fabrizio Vatieri​ - yombeFoto di Fabrizio Vatieri​ - yombe
07/04/2016 14:11 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Oggi tocca agli Yombe, duo elettronico campano che ci ha piacevolmente soprpreso con il loro ep di debutto omonimo, uscito lo scorso 18 marzo per Locale Internazionale. La band si esibirà dal vivo il prossimo sabato 9 aprile al Monk di Roma, per il festival di musica elettronica Manifesto

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Sappiamo che alla nascita del progetto Yombe ha contribuito una mostra sull'arte africana. Com'è andata di preciso?
In quel periodo vivevamo a Milano. Condividevamo un appartamento a Lambrate con Colapesce con cui Alfredo ha collaborato come batterista per il tour di “Egomostro”. Non uscivamo spesso di casa se non per prendere piccole boccate d’aria tra una session e l’altra delle registrazioni dell’EP. Approfittavamo della sconfinata proposta di mostre che Milano offre quotidianamente e ci aveva particolarmente incuriosito la locandina di una mostra sull’arte africana che si sarebbe tenuta al Mudec. In quei giorni eravamo particolarmente ricettivi e affamati di qualunque cosa potesse ispirare il mondo estetico e musicale del progetto. Così abbiamo fatto un salto al Mudec per vedere “Africa - La terra degli spiriti” e tra le teche, contenenti prevalentemente sculture in ebano, ce n’era una che ha catturato in particolar modo la nostra attenzione. Era una statua raffigurante la maternità con la didascalia Yombe Figure e proveniente dal Congo, la regione abitata dalla tribù Yombe. Alla fine siamo tornati a casa con un nome per la band e con l’idea più concreta di combinare le sonorità di strumenti primordiali con l’elettronica.

 

 

“Vulkaan”, il brano che ha anticipato l’uscita dell’ep, è accompagnato da un video molto suggestivo, che richiama atmosfere tribali e primitive inserendole in un contesto più freddo e digitale. Come siete arrivati alla costruzione di questa atmosfera, nel video e nella vostra musica?
L’idea era quella di sublimare un’instabilità emotiva. Tutte le immagini esprimono due differenti stati mentali ed emotivi, due reazioni opposte all’assenza della persona a cui il testo della canzone si riferisce. Nel video, così come nell’album, convivono e lottano costantemente due mondi diversi come le nostre individualità. C’è un lato più umano e vulnerabile che si può rintracciare nei testi e nelle melodie soul e un altro più cerebrale e asettico che trova spazio nell’immaginario estetico e sonoro. Cercare di preservare le nostre diversità è stato dall’inizio un presupposto fondamentale della nostra collaborazione.

 

 

Uno dei tratti distintivi di Yombe è l'esotismo. Quale può essere per voi il ruolo di questa suggestione nella musica italiana contemporanea?
Per chi come noi fa elettronica può accadere di trarre ispirazione da mondi lontani e non strettamente legati alla musica. Questo genere si nutre di svariate forme d’arte, le ingloba e le manifesta specialmente nella fase performativa. Per noi un disco nuovo è linfa vitale così come può esserlo il lavoro di un artista visivo o quello di un coreografo. Crediamo sia interessante che i contenuti di un artista traggano ispirazione da mondi non necessariamente musicali perché ciò serve a portare la ricerca espressiva ad un livello più alto.

 

È appena uscito il vostro ep omonimo, una fusione di elettronica, soul e percussioni. Quali sono le vostre aspettative?
Per ovvie ragioni, legate anche alla scelta dell’inglese, ci auguriamo di fare il più possibile all’estero da dove per fortuna stiamo già ricevendo ottimi feedback, specialmente da Inghilterra e Stati Uniti. L’Italia resta comunque il nostro punto di partenza e siamo felici di osservare che al momento ci sono i presupposti per una rinascita della musica elettronica anche a giudicare dall’ottimo lavoro di artisti come Niagara, Capibara, Populous, Jolly Mare, Bruno Belissimo, Iosonouncane ed altri.

 

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