La mia musica è fatta di momenti. Ogni canzone nasce come una fotografia nella mia testa: più la riguardo, più mi svela qualcosa di nuovo. Parlo di relazioni, mancanze, insicurezze — quelle cose che scattano qualcosa dentro di me. Poche parole, ma con un significato grande. Non c’è nulla di male nell’essere vulnerabili. Nel perdersi al desiderio, nel lasciarsi trasportare dal momento. In fondo, la vita di per sé è un insieme di momenti.
Scrivere per me significa vivere. Ogni storia che racconto è vera, non invento nulla. L’EP Harem nasce in un periodo delicato, in cui cercavo conforto in relazioni fugaci, ma ogni storia lasciava soltanto graffi nell’anima. Quelle canzoni sono i miei graffi, il modo che ho trovato per trasformare la mancanza in qualcosa di bello.
Orange è il colore del tramonto, di quei momenti sospesi tra la luce e il buio. La mia musica nasce lì, dove le cose iniziano e finiscono nello stesso istante.
Ogni volta che creo, cerco di costruire una zone, un piccolo rifugio dove le parole ti guidano, dove puoi staccare dalla frenesia di una giornata random o riscoprire che quella persona che pensavi di aver dimenticato è ancora lì, nascosta da qualche parte dentro di te.
Essere afro-italiano per me significa essere ponte tra due mondi, una fusione di culture lo vedo come un dono, non una condanna. Se la mia musica può abbattere anche solo un pregiudizio, allora quella è la mia piccola rivoluzione.
Non so dove mi porterà questo viaggio, ma so da dove sono partito.
Che male c’è a lasciarsi attraversare dalla vita?
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L'articolo Biografia the Orange di the Orange è apparso su Rockit.it il 2026-02-28 11:37:34