Varsavia rappresenta un baluardo, dietro, e dentro il quale resistere. E’ la storia stessa della
città un simbolo di resistenza. Il ghetto di Varsavia che per oltre un mese resiste all’esercito
nazista. La città che resiste all’occupazione sovietica per oltre due mesi.
Ma la resistenza di cui parliamo, è la resistenza a “Porno”.
Per porno non intendiamo la liberazione del sesso dai suoi dogmi. L’accezione è il suo lato
laido, sporco. Che schiavizza e mercifica. Non libera ma rende schiavo. Prende i desideri
umani e li trasforma in dipendenze.
Ma non è Varsavia contro Porno, noi non siamo Varsavia e tutto il resto Porno. E’ PornoVarsavia,
tutto attaccato, perché mercificare e schiavizzare il prossimo da sempre è il più vitale
dei desideri umani.
Dentro Varsavia c’è PornoVarsavia.
Le storie e i personaggi senza volto che si muovono all’interno di PornoVarsavia imbracciano
i fucili della resistenza, cibandosi di tutto ciò che sia Porno. E’ un Dio di fango dentro cui
rotolarsi. E’ bulimia di vita fino ai suoi confini. E’ uno specchio deforme in cui vedersi sporchi
e ripuliti.
PornoVarsavia ha il suono di un mostro elettrico contro cui combattiamo, dentro cui ci abbandoniamo,
e a cui ci arrendiamo.