Katya Sanna L’impronta di Calliope 2009 - Sperimentale, Elettronica, A Cappella

L’impronta di Calliope precedente precedente

Non so se vi sia mai capitato di visitare una mostra. Non di quelle classiche con i quadri alle pareti e le sculture al centro della stanza. Parlo di quelle mostre un po' interattive, che hanno quasi lo scopo di essere un percorso spirituale. Esoterico, quasi esorcista. In queste mostre c'è sempre una stanza buia in cui passandoci attraverso si è avvolti da una musica inusuale, da suoni non contestualizzati, da voci che recitano frasi indipendenti. Pura avanguardia e sperimentalismo.

Tra traduzione simultanea e vocalizzi nordici, il nuovo lavoro di Katya Sanna è come lei, agli estremi e oltre, al di là di un'univoca definizione: pittrice, scenografa, cantante. Senza vie di mezzo è da amare o da odiare, entra nel cuore o stride il timpano. Senza condizioni, senza compromessi. Le canzoni diventano poesie, che a loro volta sono sentenze, parole ricercate che si appoggiano scomodamente su suoni preconfezionati, freddi. Soffocanti e avvolgenti. Calliope è la musa dalla bella voce è Katya spazia tra le ottave mostrando padronanza e armonia. È un album difficile da gestire all'inizio, studiato e unico. Ma questo coraggio di osare merita solo di essere premiato.

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La recensione L’impronta di Calliope di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2009-03-10 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • katyasanna 11 anni Rispondi

    RECENSIONI

    ALDO CHIMENTI www.rockerilla.com
    Il canto quale espressione dell’anima. Un concetto sviscerato più volte, ma che nel caso di Katya Sanna assume declinazioni insolite o perlomeno riferibili a contesti spazio-temporali che vanno dal mondo classico all’avanguardia investendo più generi musicali con estrema naturalezza, questo anche grazie alle notevoli doti ed estensioni vocali di cui l’autrice dispone. Il richiamo mitologico che echeggia in “Impronte di Calliope” si compie in qualcosa che trascende le misure del tempo, quasi ad incarnare il pathos dell’eterno ritorno, dove un tema antico risuona con accento nuovo mai udito prima. Le armonie di questa odissea onirica sul filo del tempo paiono così porsi come un vettore di continuità fra passato e presente, alimentato da flussi di forze immanenti, da onde agitate e mari tranquilli di musica e parole. Neppure “Grand Tour”, si sottrae a tale logica, sebbene le 9 canzoni in scaletta siano riletture di brani di firme illustri come J.J Niles, David Syilvian, Peter Gabriel, Kate Bush, Lennon/McCartney, Baez/Morricone, Faust’O…Essendo Katya Sanna un’artista completa (oltre alla musica vanta discipline quali la poesia e la pittura) perfino la pratica della trascrizione reca con sé l’allure della prova d’autore dell’intuizione che dipinge suggestioni eterodosse e personali. Ecco perché il fascino di queste melodie immortali si accendono di nuovi colori e consonanze, frutto di una chimica innata il cui nome è talento.

    ARIANNA MARSICO www.mescalina.it
    Calliope, nella mitologia greca, era la musa della poesia epica. Katya Sanna, nel suo mini – cd di poesie intitolato non a caso ..Impronte di Calliope.. - mescola epica e mito, guardando contemporaneamente al mondo celtico e a quello classico. Il tutto viene cosparso con un tocco moderno dato da un uso dell’elettronica delicato ed etereo, per ottenere quello che la cantante e pittrice definisce .. stile atlantideo.., ossia ..un misto di atmosfere arcaiche e futuribili... Questo effetto è accentuato dal bilinguismo dei testi: i brevi componimenti, popolati da figure a metà strada tra ninfe e regine nordiche, vengono letti, più che cantati, sia in italiano che in inglese. Un esempio lampante è ..Regina senza corona – Crownless queen.., dove suoni straniati e medievali si mescolano con un testo quasi foscoliano nella classicità delle immagini: ..Ma è stata ricostruita per Lei/ una corona con perle di Luna /le perle illumineranno il suo nascondiglio/ e la luce sarà così brillante che non sarà più possibile farle del male...
    ..Impronte di Calliope.. è un lavoro complesso, poco inquadrabile nel contesto italiano: è difficile trovare concentrati in cinque pezzi rock rarefatto fino alla smaterializzazione, elettronica centellinata, musica medievale e celtica e voce flautata. Ecco, forse si può trovare una pietra di paragone per la capacità di evocare mondi lontani, nelle canzoni ariose come gli spazi islandesi di Bjork.
    Questo disco non piacerà a chi cerca suoni più corposi, ma piacerà, non poco, a chi è interessato al fantasy ed ama storie di elfi, fate e reami lontani nel tempo e nello spazio


    (Messaggio editato da katyasanna il 20/11/2010 12:33:57)