09/03/2009

Gli Afterhours sono andati a San Remo. Inutile dilungarsi troppo su un argomento di cui è stato detto tutto. Posso solo affermare che sono contento ci siano andati, ma che un po' mi dispiace che Manuel Agnelli abbia cantato ad occhi chiusi, senza guardare il Paese. A parte questa nota personale, è sicuramente più interessante esaminare le conseguenze di un evento radicato nei cromosomi nazionalpopolari, che per una volta lambisce i confini della musica italiana altra. Parto un po' da lontano, da un concetto abusato, ma calzante. Chris Anderson, direttore di Wired, coniò anni fa il popolare concetto di "Long Tail" per definire il nuovo modello di distribuzione dei prodotti (anche culturali). Secondo il modello "Coda Lunga", nel nuovo paradigma economico e culturale viene messa in discussione la verticalità dei processi di distribuzione. Oggi anche prodotti a bassa diffusione possono raggiungere collettivamente una quota di mercato addirittura superiore a quella dei prodotti di massa, se il canale di distribuzione e di informazione è abbastanza ampio e partecipativo. In questo contesto, le minoranze sono potenzialmente in grado di tracciare nuovi percorsi ed ampliare il bacino di utenza. Aumentano pertanto i volumi economici, le possibilità di scelta e, si spera, il livello culturale. In tal senso, la sfida degli Afterhours rappresenta un'opportunità di dimostrare come la forza di un apparente sottinsieme, possa diventare traino di un cambiamento, purchè alla fine non siano solo loro a capitalizzare, lasciando invariati gli ordini di grandezza degli altri. "Il Paese è Reale" è una sorta di megafono collettivo lanciato dal teatro Ariston e passato di mano in mano. Qualcuno potrebbe considerarlo autocelebrazione degli Afterhours che si ergono a paladini di un mondo musicale per farsi scudo da San Remo. Molti invece vedranno un coraggioso tentativo di caricarsi sulle spalle la musica altrui e portarla a tanta gente, finalmente. Mi piace pensare alla seconda ipotesi e dare fiducia a questo progetto. Perchè va ad occupare spazi e prendere posizioni. Perchè spinge (alcune) belle canzoni e le porta in posti nuovi. Perchè alza la soglia di attenzione in un momento difficile. E va difeso e incoraggiato, sperando dia forza a quell'idea di allargamento delle possibilità e della mentalità che tutti auspichiamo. E sperando si inneschi quella coda lunga che faccia vincere la creatività come via sostenibile per il mercato. Intanto c'è un disco sanremese che per la prima volta presenta artisti che a San Remo non c'erano. Diciannove canzoni di autori diversi. Qualcuna molto bella, qualcuna no. Una compilation anagraficamente non proprio giovane: non c'è un ventenne. Forse autoreferenziale e con l'aria un poco diffidente. Eppure sincera, densa, rappresentativa. Fatta da Artisti a cui abbiamo tributato già numerosi applausi e per i quali abbiamo investito molte risorse. E se Dente forse esce ipotetico vincitore con quel capolavoro di "Beato Me", anche gli altri contribuiscono ad affermare un'identità culturale importante. Dalla conferma di Benvegnù, all'ennesima colonna sonora dei Calibro 35. Dal maestoso jazz-core degli Zu, al solito incendio del Teatro degli Orrori. Passando per l'eleganza di Marco Parente, il cantautorato rock-alternative degli Zen Circus, l'estrosità pop di Beatrice Antolini, il fascino degli A Toys Orchestra. E ancora Marco Iacampo, Giovanni Ferrario, Cesare Basile. E ancora altri. I nomi che amiamo, che stimiamo. Compresi quegli Afterhours che artisticamente hanno fatto canzoni migliori, ma che stavolta hanno avuto il coraggio, la forza e l'astuzia di fare una cosa mai tentata prima. Non è solo una compilation, ma l'ennesima affermazione di una sfida, sempre la stessa. E se il Paese di questo disco è davvero Reale, è arrivato il momento di provare a vincerla. Altrimenti sarà un po' anche colpa sua.

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La recensione Compilation - Recensione - Il paese è reale di Stefano "Acty" Rocco è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

Commenti (44)

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  • mic 30/04/2009 ore 12:29 @zeffjack

    Portare la musica "di nicchia" al "grande pubblico" per usare delle parole di uso comune per capirci può essere una lama a doppio taglio, nel senso che se non c'è una buona cultura musicale in un paese che osserva e ascolta, la visibilità è si portata agli occhi e alle orecchie ma ci se ne scorda poco dopo e il giudizio è superficiale, quindi mi chiedo a cosa serva..o per lo meno è un punto di partenza, quello sicuro ma non basterà per cambiare chissà che cosa...bisogna lavorare ancora e soprattutto, ad ogni concerto, che siano 10 o 100 o 1000 le persone davanti, cercare di lasciare qualcosa e far capire che la musica è soprattutto emozione che si legano al vivere e non meccanismi per.
    michele1/4ZEFFJACK

  • fric so 13/05/2009 ore 18:40 @frixo

    ottima la performance dei CALIBRO 35

  • Daniele Celona 22/02/2010 ore 14:01 @madokaslover

    Il dilemma del male minore...

  • Paola Fappani 30/09/2010 ore 12:20 @sheenaisaparasite

    il migliore.

  • Giulio certamente 18/07/2011 ore 00:06 @certamentegiulio

    Figoooo

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