15/11/1999

Non ho mai apprezzato in maniera particolare l'arte dei Bluvertigo, forse perché i suoni contenuti nei 3 album finora pubblicati non fanno parte della mia formazione musicale. A dire la verità, però, non ho avuto grosse difficoltà ad avvicinarmi all'ultimo parto di Morgan & co., soprattutto perché attirato dal successo riscosso da Metallo non metallo, disco fortunatissimo che è valso alla band un Mtv award.

Certo la musica non si giudica in base ai premi vinti, ma bisogna dare atto ai Bluvertigo che la loro strategia tra il serio ed il faceto alla fine è risultata vincente, così che neanche Zero si sottrae a questa logica e in fondo è un disco azzeccatissimo, tanto che non faticherete a farlo girare diverse volte nel vostro lettore. L'unica pecca è che forse 66 minuti di Bluvertigo sono troppi; fossero stati 20' di meno, è certo che quest'album avrebbe riscosso molto più consenso. Non è un caso che per i primi 40 minuti, ovvero le 9 canzoni iniziali, il lavoro funzioni alla grande: l'inizio claustrofobico di Versozero e Zero sono una botta al cuore, con i synth che viaggiano a mille all'ora e le liriche di Morgan a ruota: "Percorsi esistenziali Monza-Milano che se prendi il Concorde arrivi prima di partire" è solo una delle tante frasi che il Castoldi assembla con un 'senso del non-sense' che in Italia è difficile trovare.

Il leader del gruppo sembra non seguire alcun canone, ma la forma canzone non manca mai; che poi assuma le sembianze della ballata (La comprensione, Forse), della marcetta elettronica (Sono=sono), di un brano sottratto ai Depeche Mode (Sovrappensiero) o di una 'mystical-indian-electronic-song' (Autofraintendimento), poco importa. La musica del quartetto alla fine è un puzzle dai tratti assolutamente riconoscibili, anche se pesca furbescamente, nonché in maniera geniale, da tutti i repertori possibili. Così, oltre a quelli già risaputi, stavolta spunta fuori anche il Duca Bianco, ovvero quel David Bowie dal quale Morgan avrà cercato di cogliere non solo la grandissima dote musicale (a buon intenditore...). Si sceglie perciò di rendergli onore con la cover riuscitissima di Always crashing in the same car, ma anche con un brano intitolato Finchè saprai spiegarti, arrangiato alla maniera che più Bowie non si può!

Il resto dei brani non aggiungono nulla al disco, quasi che fossero semplici riempitivi che ritengo inutili. Ci si fosse fermati alla traccia 11 quest'opera non avrebbe faticato a conquistare posizioni nella classifica personale; ciò non toglie che tale meccanismo possa scattare in voi, visto che Zero è comunque un lavoro da non sottovalutare.

Tracklist

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