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RECENSIONE
12/01/2001

Trasportate da una strana aurea tenebrosa, le sonorita' dei Quinto Livello spingono decise verso toni aspri e rumorosi, sparandoci all'interno di un mondo fatto di angoscia e fragore.

Senz'altro gli Helmet hanno vigilato dall'alto la creazione di questa dirompente dimostrazione di come comunicare in musica emozioni cupe e dense di rabbia, attraverso l'uso di muro sonori che non concedono alla melodia di fare breccia.

Con una sequenza spaventosa di brani spaccatimpani, i novaresi impongono all'ascoltatore il proprio carattere, sempre molto deciso e con spunti presi in prestito dall'hard core piu' classico.

Per rimanere in Italia potrei citarvi i primi lavori dei Fluxus, una delle poche band nostrane in grado di competere in questo ambito con le formazioni straniere, cosa che potrebbe riuscire anche ai Quinto Livello, considerando che il grado di energia e' di quelli che non lasciano scampo e le idee non mancano.

In particolare si rivela alquanto coraggiosa la scelta dell'italiano come lingua di riferimento, cosa che raramente capita quando si tratta di un genere che ha visto nell'inglese il principale punto di riferimento in tutto il mondo.

Sei brani senza soste che rendono questo Difetto di massa uno dei lavori piu' interessanti degli ultimi tempi per quanto riguarda le sonorita' pesanti.

Gli amanti del genere ci facciano un pensierino.

Tracklist

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