Guido Foddis
L'ottavo giorno 2009 -

L'ottavo giorno

Me lo dicono da quando sono piccolo: non fermarti alle apparenze. Sono apparenze. Per quanto possono essere pesanti, acuminate nelle presunte evidenze, schiaccianti, non cedere. Mai.

Questa breve autobiografia cosa c'entra con questa recensione? Molto, eccome. Guido Foddis è uno di quei cantautori pop apparentemente ed innocentemente ingenui, persi nelle emozioni e nelle rabbie di un attimo vissuto e sofferto, nelle insicurezze che vede intorno a sé. Sarebbe stato facile scrivere una stroncatura, accusare di superficialità, empietà e di cose ben peggiori, ma significherebbe ignorare l'esistenza di un velo di Maya. Un velo che esiste ed è anche molto spesso.

"L'ottavo giorno" è un disco che merita benevolenza, interesse, curiosità. E' un'opera naif. Forse involontariamente situazionista, forse no. Chissà. Noi ed il precariato. Una condizione umana frustrante, un'esperienza terribile, terrificante. Capace di generare un enorme sconforto, adatto a lavori discografici di ogni tipo. "Pagherò" è una costante nella vita della nostra generazione, perché negarlo? Avete mai sentito "Periodo Boh" con un insegnante precario? No? Allora fatelo. Abbandonate un attimo il vostro nuovo cd di musica concreta, miscelata con il noise newyorkese e scoprite il piacere di un disco che non vuole evocare, ma semplicemente raccontare. Ridete, pensate, cercate di apprezzare. Non l'avete apprezzato? Tornate alla musica concreta, và.

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