17/03/2010

Capita assai di rado, beninteso. Ma ci sono dischi talvolta che riesci a percepire fin da subito nei loro elementi costitutivi: fin dal primo ascolto riesci a coglierne distintamente i muscoli, l'ossatura, i fasci nervosi, la pelle, il libero fluire del sangue, persino il dialogo recondito e misterioso tra cuore pulsante e cervello. "Lucidinervi" è uno di questi. Lo senti tuo fin dal primo vagito. Lo senti respirare, scalpitare di elettrica poesia, il secondo lavoro dei C.F.F. e il Nomade Venerabile, proiezione musicale di sensazioni nuove che vanno oltre la musica, a lambire le increspature immaginifiche di danza e teatro. Il gruppo pugliese cerca e trova collaborazioni prestigiose per definire un mosaico dalle tinte chiaroscurali qua e là letteralmente squarciato da deflagrazioni di luce liberatoria. Inquietudine, tensioni, bellezza, lunaticità lirica e melodica cementificano tra loro, in poliedrica perfezione, riferimenti (Scisma, La Crus, Massimo Volume, C.S.I.) e generi (new-wave, dark, rock e raffinata canzone d'autore). A fare ordine solo una talentuosa versatilità compositiva e la fattiva benedizione del salotto buono della musica indipendente italiana (Paolo Benvegnù, Paolo Enrico Archetti & Fabio Marchetti degli Yo Yo Mundi, Franz Goria dei Petrol e Umberto Palazzo) e anche quella di De Andrè e Baudelaire che prestano rispettivamente "Ho visto Nina volare" e "Spleen" alla splendida voce di Anna Maria Stasi.

Ad "Amore" e "Un lungo viaggio in autostrada" l'onore di dispensare bellezza. Ai piccoli dettagli l'onere dell'incanto. A fine ascolto il livido dei decibels che affondano gli artigli nella carne viva delle parole. Che bello questo disco! E poi vengono dal Sud! Abituatevi all'idea.

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