31/01/2001

Non è sicuramente un disco facile il quarto parto del terzetto milanese formato da Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi. Eppure le premesse perché fosse un disco accessibile c’erano, all’apparenza, tutte: 13 cover in cui i nostri sono intenti a riscoprire la tradizione cantautorale, e non solo, della nostra nazione. Si confrontano, ad esempio, con grandissimi come Paolo Conte, Fossati e De André, riuscendo a portare a casa una striminzita vittoria.

La metafora calcistica calza a pennello in vista del risultato complessivo che, ribadisco, convince ma di certo fa rimpiangere i picchi toccati con quello splendido lavoro intitolato “Dentro me”. Sia chiaro, comunque, che i nostri mantengono la solita cifra stilistica, plasmando le cover secondo la loro volontà, dando nell’insieme un’idea di sound omogeneo e caratterizzato a dovere., Per ottenere ciò, però, era inevitabile appiattire alcune atmosfere tipiche del suono La Crus, a favore di una qualità media non del tutto elevata.

Pur tuttavia se non convincono del tutto “Annarella”, “E penso a te”, “Un giorno dopo l’altro” e “Ricordare”, piacciono molto la versione di “Pensiero stupendo” (che vede come ospiti d’eccezione Patty Pravo e Manuel “Re Mida” Agnelli), il singolo “Via con me”, di cui non dispiace affatto la scelta delle sonorità, “Giugno ‘73”, “Vorrei incontrarti” e “Insieme mai”. Anche l’apertura di “Estate” sembra promettere bene, ma nel resto del cd non tutto sembra riuscito al 100%.

Sono infatti in attesa di giudizio (se mai lo riceveranno) “Tutto fa un po’ male” e “La costruzione di un amore”, versioni che non dispiacciono ma che ‘chiedono tempo’ per essere digerite e comprese. Nel complesso, quindi, l’album mantiene buona parte delle aspettative e si colloca, per forza di cose, in quella categoria (di comodo?) dei ‘dischi di transizione’, che spesso tiriamo in ballo per identificare dei lavori che non centrano completamente l’obiettivo.

Dopotutto, un titolo come “Crocevia” è emblematico e il mio personale giudizio, forse, non si discosta poi così tanto dalla metafora che questa parola vuole rappresentare.

Tracklist

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