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RECENSIONE
02/04/2010

Dopo due demo di prova è arrivato l'album e purtroppo non conferma totalmente le buone premesse. "L'età degli angeli" è saturo di riempitivi, come il brano d'apertura "Club zero", soluzioni melodiche facilotte (basterà uno xilofono a rendere una canzone Japanese?), poche idee compositive che rendono i pezzi molto simili tra loro, inserti di tastiera dai timbri piuttosto superati, e la voce, un incidente tra Piero Pelù e Francesco Sarcina, che cantilena piuttosto che cantare. I testi sono sempre sull'introspettivo andante ma troppo spesso ricorrono frasi già sentite e alle volte la metrica si incastra a forza nei riff.

Diventa difficile parlare di influenze quando la band suona come tantissime altre cose, dai Litifiba ai Trail of dead, ma non pensate di ritrovare il fascino intramontabile dei primi o la forza dei secondi: il tono e le dinamiche sono sempre medie, si aprono poco. Quando si fa del pop più fresco, come "Monotono infinito", il livello si alza notevolmente, e dalla ballata "Lasciami andare" è piacevole farsi cullare. Qualche taglio al superfluo e un mixaggio più sapiente per nascondere un timing non proprio impeccabile, e "L'età degli angeli" potrebbe restituirci un solido rock non proprio originale, ma sinceramente più piacevole.

Tracklist

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