Karamamma Karakiri 2000 - Rock, Funk

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Ironico e dissacrante quest’ultimo lavoro dei torinesi Karamamma, con il funky groove che ormai li contraddistingue unito a testi dalla metrica rap e alle volte effetti campionati.

E’ bello questo disco... ma lascia in bocca un pizzico d’amaro...

C’è da pensare sui problemi della vita reale, c’è da riderci sù, e ci sono anche momenti di spensieratezza.

Su dodici tracce vi sono quattro spezzoni di parlato che riproducono interviste radio... una radio immaginaria condotta dalla torinese Chiara Pacilli che intervista nel corso del disco i componenti della band chiedendo informazioni sul disco stesso, sul loro passato e... sul futuro.

Le altre otto tracce sono canzoni inedite registrate nel corso di questi ultimi anni tra studio e concerti live. Troviamo così pezzi che abbiamo già sentito nei loro concerti ma che non avevamo potuto riascoltarci a casa nello stereo o in macchina.

Quella che per sonorità ricorda di più i Karamamma di un tempo è Mio Fratello, un funky-rock veloce con andature latino-americane, parla di “un ipotetico personaggio immaginario che a loro piace chiamare Mio Fratello”, una sorta di supereroe che trasformano in concreto e reale. Reale come può essere la commozione che si può provare nell’ascoltare Quello che conta perchè è stata arrangiata e prodotta dal compianto Paolo “feiez” Panigada polistrumentista di Elio mancato qualche anno fa. Ascoltandola bene si può notare la sua firma in molti passaggi: qui il funky viene messo da parte per un rock-pop più melodico. Come succede anche in In fuga, canzone che sfugge a quello che è lo stile del disco, ma anche alle sonorità di questi Karamamma: chitarra acustica in grande evidenza è un pezzo che non avrebbe problemi ad essere stra-passato nelle grandi radio, perchè colpisce bene, è orecchiabile, e incuriosisce.

Tutte le altre canzoni sono invece della stessa matrice funky-rock-rap: Il movimento delle pulci, Sono cieco, Me la rido, Il Lampo e Lo sprito dell’uomo.

Il disco è suonato molto bene e anche le tracce dal vivo sono di ottima qualità. Buono il sax di Max Accotto che pur essendo l’unico fiato riempie da sezione. Ottima la voce di Alberto Jacomuzzi che si adatta bene a tutte le canzoni e riesce a trasmettere al meglio le emozioni.

Come quando nella traccia Radio 4 (l’ultima delle radio), insieme al bassista Stefano Caire parlano del futuro... e dalle loro parole rimane un dubbio che veramente lascia l’amaro in bocca... il significato di un disco che esce a 6 anni di distanza dall’ultimo... che raccoglie più che altro delle istantanee, dei ricordi... e che non sembra essere uscito per un completo rilancio del gruppo... ma quasi come un “Karakiri”... per uscire a testa alta.

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La recensione Karakiri di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-02-16 00:00:00

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