29/06/2009

Quando esordirono nel 2006, i petali dei Blume curarono con suoni leggeri e battiti elettrici il mio "vuoto a perdere". Quelle ninne nanne gentili distillarono gocce di nuovi colori nella mia tavolozza da disegno e mi ricordarono in un inverno gelido che non fosse poi così difficile provare a stare bene anche sotto la pioggia. Inutile dire che appena seppi che quel progetto non avrebbe avuto seguito e che non avrei potuto ascoltare quello che sarebbe venuto dopo "In tedesco vuol dire fiore", rimasi amaramente disorientata, perché ad oggi credo ancora che ci fosse in quel trio una potenzialità sotterranea da tirare fuori, che avrebbe poi nel tempo regalato meraviglie. Dal recente passato dei Blume, sono nate e cresciute nuove radici musicali: Matteo Zanobini semina e coglie i frutti più buoni della sua Pippola Music mentre Dario Brunori dopo la formazione a tre, si mette in proprio e diventa l'unico titolare della Brunori S.A.S. "Azienda" di suoni e parole a conduzione familiare, il cantautore cosentino diventa socio di maggioranza nel suo nuovo progetto musicale ma consapevole dell'importanza del lavoro a carattere collettivo si circonda degli amici più fidati per dar vita ad un racconto squisitamente popolare, fatto di canzoni schiette e sincere, in cui si mitigano i dolori di oggi riassaporando la leggerezza dei propri 15 anni. Musica per chitarra e voce onesta, appassionata e autentica che si spoglia di barocchismi inutili, di pretese universali, di racconti spettrali per lenire ferite intime e dolorose ma preferisce invece per curare la fragilità dell'oggi, riassaporare i ricordi del passato più tenero e ricucire i tagli del presente con un'ironia dal sapore dolciastro, acquavite da gustare fino all'ultimo sorso. Dimenticatevi le poetiche sbavate, l'aura dannata dei bluesman maledetti (a cui dedica uno sfottò impareggiabile: "Italian dandy"), gli isterismi, le visioni destabilizzanti di chi si strugge aspettando la fine del mondo: il canto di Brunori è liberatorio, fatto a pieni polmoni, da nuovo urlatore di casa nostra, ma la chitarra acustica è imbracciata senza nessuna irruenza o ferocia, ma come finestra di espressione/evasione, coperta calda che avvolge piuttosto che lama affilata che squarcia il cuore. "Vol.1" è intriso dell'immaginario adolescenziale dei trentenni di oggi: la vita di provincia negli anni 90, le canzoni intonate al chiaro di luna nei falò sulla spiaggia, l'Italia di Pertini e Bearzot ("Guardia '82"), i sogni svaniti alle prime luci dell'alba, la vita che scorre nonostante il cielo sia in bianco e nero, facendolo diventare così a colori. Ci sono struggenti ballate in bilico tra affetti familiari e malessere sociale ("Come stai"), racconti toccanti di un autore talentuoso che non ricerca l'isola che non c'è e in un Paese "normale", proiettato molto più che alla metropoli del nuovo secolo, alla festa di piazza, sorride ai luoghi comuni, alla fede calcistica, al posto fisso, ai due cuori e una capanna e resta con i piedi ben piantato a terra a godere delle piccole cose. Tra fiati lievi, bassi caldi e tintinnii di percussioni, sentiamo l'eco delle bande di Paese, la nostalgia di chi resta quando l'estate finisce, la felicità che lentamente ritorna. Questo è un album importante e incantevole. Dario Brunori ci regala un canzoniere italiano che inaugura l'inizio della bella stagione e indica con candore e inconsapevolezza il tracciato musicale della nuova musica melodica nel nostro Paese.

Commenti (21)

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  • Onironauta 22/01/2010 ore 14:40 @onironauta

    Mama..è bellissimo!

  • MusaDiNessuno 20/02/2010 ore 02:50 @musadinessuno9

    Sapore di nostalgica melodia.

  • Matteo Conticelli 20/10/2010 ore 20:22 @gabrielomar

    Bell' album e grande artista, Complimenti!

  • Bageisha 17/04/2011 ore 12:24 @bageisha

    Approved , molto "primaverile"

  • TheLie 30/06/2011 ore 13:34 @thelie

    ahahah. ma se l'hai ascoltato perchè lo vuoi mandato.
    l'italia.

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