13/10/2009

Chitarre distorte, elettronica e molta melodia sono i tratti che saltano all'orecchio ascoltando "Cosa resta?", nuovo disco dei pratesi Muriel, quasi uno strano e personalissimo incastro del pop mainstream e il rock acido alla Marlene Kuntz. In potenza un mix perfetto, soprattutto se consideriamo che alla produzione si aggiunge la santa manina di Paolo Benvegnù. Insomma, gli ingredienti ci sono quasi tutti; mi duole confessare che il modo in cui essi sono talvolta mescolati mi lascia un po' perplessa. Le canzoni cercano spesso il contrasto tra ritmica incalzante e melodie aperte e dilatate su tutta la durata dei brani, il che di per sé è una buona idea, ma purtroppo finisce qui per "diluire" i pezzi: i momenti di attesa, tensione e successivo "rilascio" -abc della pop music- sono a malapena abbozzati, mai sviluppati. Sono d'accordo con voi, non occorre sempre rispettare uno schema, ma questo modo di costruire le canzoni viene a creare un disequilibrio tra le parti che appiattisce la musica, la rende spesso monocromatica e talvolta poco efficace. Nel cantato la metrica non sempre è rispettata e la voce graffiante di Maurizio Mangoni non si inserisce sempre fluidamente nel tappeto sonoro: è semplicemente troppo ruvida per una musica così melodica. Note positive: l'elettronica è usata in maniera molto piacevole, mai fuori luogo e ben amalgamata con gli altri suoni, le canzoni sono ben suonate e ci sono dei pezzi decisamente azzeccati, come "Corpo ad ore" e "Confondersi", cantata insieme a Serena Altavilla dei Baby Blue.

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