07/10/2009

Il nuovo disco di Niccolò Fabi. Appena scartato il cd, nella mia testa si dipana una personalissima tracklist di sue canzoni. Le più conosciute in verità. "Capelli", presentato a Sanremo nella sua attenta giocosità col proprio essere, "Rosso" con la sua caustica ironia che me lo fece subito accostare alla storica "Respirando" di Lucio Battisti, "Lasciarsi un giorno a Roma", intensa e solidale con episodi della mia vita dell'epoca. Poi, tutto sommato, l'oblio. Almeno per quel che mi riguarda.

Intanto il tempo passa, si ascoltano altri dischi, pure quelli che non hanno dignità d'esistenza, finché non t'arriva a casa "Solo un uomo", dell'ormai quarantenne e padre cantautore romano. L'ascolti e capisci che c'è qualcosa in più, in generale e nel particolare della sua età adulta. Raccontare l'evoluzione di un uomo in un disco, scampando alla banalità dei resoconti può risultare così difficile. Ma la puntualità di ogni gesto, pur non calcolato, ma sentito profondamente crea una credibilità di sentire fuori dal comune, ma comunissimo alle persone con vera sensibilità. Non stiamo parlando di un disco di verità assolute, e chi ce l'ha? Ma di riflessioni lievi e intense di chi si guarda allo specchio e girandosi verso il mondo si lascia travolgere dall'onestà e rifugge ciò che non è chiaro o, il più delle volte, falso.

I testi si sviluppano "nell'interno e nell'intorno" dell'essere umano. Un caleidoscopio di esempi nell'esistere, dall'uno alla moltitudine, che si può condensare in questo passaggio della title-track: "E' solo un uomo quello che mi commuove / che vorrei uccidere e salvare / amare e abbandonare / è solo un uomo ma lo voglio raccontare / perché la gioia come il dolore / si deve conservare / si deve trasformare". Ora, non è sociologia tascabile. Quello che colpisce è la capacità di definire le cose non con parole codificate, quelle comunque non mancano, ma sono usate con cognizione e rispetto. Parlare di un legame costruito con "colori" e "parole" reca in sé molto più significato che non cantare di quanto due persone possano amarsi o incastrarsi.

Con la musica che si lega al sub-movimento mentale, in cui riconosci gli insegnamenti dei grandi autori come Dalla, come se alcuni passaggi liquidi di "Come è profondo il mare" riecheggiassero nei passaggi più riflessivi, oppure Fossati, quando la semplicità di certi ragionamenti sembrano acuire l'intensità dei sentimenti (penso a questo proposito a "La costruzione di un amore") o il già citato Battisti, presente in maniera lampante con la citazione di "Amarsi un po'" sul finire della traccia che chiude l'album, "Parole che fanno bene".

Un lavoro corposo nell'indagine del "vivere" di un individuo che si riconosce nella propria crescita, trasformazioni comprese, ma è consapevole del proprio punto di partenza e del relativo percorso. Al di là dell'anagrafe, la narrazione di pezzi di vita sparsi che ti plasma e scolpisce anima e volto.

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La recensione Niccolò Fabi - Recensione - Solo un uomo di Elisabetta De Ruvo è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

Commenti (2)

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  • seymour 07/10/2009 ore 16:13 @seymour

    era bellissima anche "costruire" una canzone/singolo di pochi anni fa. sentila se non la conosci...

  • 2PieR 17/10/2009 ore 16:12 @2pier

    prossimo concerto al piper club di roma il 25 novembre 2009 per info www.2pier.it

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