Hubris AutoX 2000 - Grunge

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Hubris è un terzetto con line up classica basso-chitarra-batteria. Hubris picchia pesante, generoso nel dispensare dosi compatte di energia, ma accorto nel miscelare ad esse sapienti boccate d'ossigeno. Hubris saccheggia a piene mani da quello che è (stato?) il grunge, e da quelli che la storia più overground ha visto diventarne i paladini più affermati. Nirvana da tutte le parti, quando i ritmi sono alti e quando si scivola verso accattivanti ballate dalle matrice riconoscibile, quando la voce evoca paragoni prevedibili, quando la sezione ritmica accumula battute consuete e quando le chitarre azzeccano giri efficaci.

Seattle, Italia?

No.

Perché AutoX è (anche) un buon album, e perché di idee ce ne sono: l'ascolto vola gradevole, senza scivolare nella noia, inevitabile quando invece c'è esclusivamente ricircolo di aria ormai viziata. Qualche critica ci sta: sulla pur buona voce si può lavorare ancora, così come su alcune parti, soprattutto ritmiche, un po' troppo lineari, e, se a volte la cruda registrazione in diretta congela al meglio l'impatto impetuoso del trio, in altri casi impasta un po' i suoni. Annotazioni non particolarmente limitanti (magari consigli in vista di un nuovo lavoro...), visto che il resto va bene: i testi, salvo qualche eccesso evitabile, evidenziano la capacità di gestire bene la scelta dell'inglese, e, pur restando in un'area semantica abbastanza limitata, mostrano buona vena, mentre la musica, senza pretese di tracciare nuove strade, percorre sentieri gia' battuti con sicurezza innegabile. E con buoni risultati.

A racchiudere il tutto, ottima ciliegina, una confezione pregevole, considerato che si tratta di un demo: libretto minimale (ma con testi e traduzioni), mentre copertina, controcopertina, flyer ed anche l'etichetta del cd-r sono stampati su un originale alluminio pieno di pieghe, incisioni, bolle. Non facile da descrivere, ma davvero bello da vedere e toccare.

Tra i singoli brani la mia personale preferenza, di poco su "I can do without you", va a "Democraziness", buon testo ("man shaped ballot box/ monochrome ideas inside/ they paint my world they paint my life/ for the rope will kill you vote/ 'nd you like to do it drinking coke/ democraziness is everywhere I am") su un fondo impetuoso che ricorda il Santo Niente (e andiamo, per una volta un riferimento pescato nella penisola!) e chitarra a ricamare sopra, mentre l'episodio relativamente peggiore mi sembra la cover dei maestri posta in apertura. Affermazione sacrilega o, semplicemente, espliciti complimenti?

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La recensione AutoX di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-03-23 00:00:00

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