23/11/2009

A pochi passi di distanza c'è qualcuno che armeggia con dei fogli di giornale per accendere il fuoco, accanto ha dei piatti pieni di verdure, bistecche e salsicce da arrostire. La cosa mi rincuora non poco. Salutano, bevono un bicchiere di vino, poi Fabio si siede, estrae la chitarra e attacca. Fatto sta che l'autunno, ogni tanto, arriva. A volte lentamente e con tiepida dolcezza, altre volte in modo crudelmente improvviso, quando esci di casa con la giacca addosso. Ti viene voglia di uscire a guardare il tramonto rosso e a goderti il tepore della terra evaporare negli ultimi sprazzi estivi, mentre sorseggi thè alla menta e ascolti dalla veranda di una piccola baita fra gli allori di montagna, un carosello di canzoni calde come i raggi del sole di ottobre a mezzogiorno e gialle come le ultime spighe di grano del raccolto.

Quelle degli Annie Hall sono nenie autunnali semplici e dall'aspetto dorato, rassicuranti nel loro incedere intimo e malinconiche nei loro richiami rurali. Li ritroviamo due anni dopo, esattamente dove li avevamo lasciati. Su una collina ancora tiepida, nel preciso istante in cui il sole va a spegnere i suoi raggi roventi in un orizzonte d'acqua. "Cloud Cuckoo Land", li aveva portati lontano, ancora più in là dell'orizzonte che pensavano di percorrere in così breve tempo, è inutile negare dunque che l'attesa per questo secondo lavoro fosse di grande portata. Dei dazi ingombranti l'ensemble bresciana si libera invece senza nostalgia alcuna, cercando di cucirsi addosso un abito musicale che sia confortevole e ripari dagli spifferi nella stagione dei primi freddi. Quello che ne esce fuori è un pugno di canzoni dalla leggerezza pop, con la chitarra acustica appesa al collo che culla passi di danza, la forma epica e corale di alcune soluzioni e un songwriting folk che disegna paesaggi interiori ebbri di lentezza e dolce malinconia come un quadro impressionistico da guardare al chiaro di luna.

Un lavoro sincero e ponderato, in una girandola costante di sottrazione ed addizione, nel quale la sottrazione non è impoverimento, ma riconduce spesso alla ricerca del dettaglio melodico, dell'arrangiamento, allo schizzo di nuovi innesti musicali. Sentire le dolci note di "Here is love" effondersi, mentre gli Annie Hall scivolano attraverso la fitta bruma che aleggia sul lago, sulla loro barchetta stipata di strumenti fra banjo, fisarmoniche e risate, è un tuffo al cuore che sa di vecchie amicizie che si rinnovano e di solitudini che si dissolvono, svanendo al primo refolo.

Le atmosfere chiaroscurali potevano forse essere maggiormente attraversate da improvvisi lampi scagliati nella nebbia, squarci di lucidità gettati in un risveglio dei sensi, improvvise impennate nella tranquillità del suono domestico, maggiori cromature su cui intingere il pennello, un'energia ipodermica con cui amoreggiare. Il volo lieve degli Annie Hall avrebbe dovuto, dopo l'esperienza "Cloud Cuckoo Land", librare ancora più lontano, con meno prudenza e una spinta immaginifica ancora tutta da esplorare. Ma di tempo davanti ne hanno ancora tanto e salteranno presto nel vuoto con spalle robuste e nessuna briciola di paura. Quello che è certo oggi, è che inalterato appare quel carico di deliziosa ironia che ne aveva caratterizzato le precedenti produzioni, l'abilità compositiva e strumentale e il gusto per le melodie leggere, elementi questi che fanno di questo "Carousel" un frutto di stagione di un'ispirazione ancora nel pieno della fioritura, che sarà impegnata nel prossimo futuro a rifinire quanto già edificato, irrobustendone e sfaccettandone se possibile ancor di più la magia.

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La recensione Annie Hall - Recensione - Carousel di esterclash è apparsa su Rockit.it il 19/08/2019

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