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RECENSIONE
29/09/2009

Se mentre camminate in centro vi passa vicino un ragazzino con la cresta punk, voi fermatelo. Ditegli di aprire l'ipod e verificate lo stato delle cose. Fatta quest'operazione, se constatate una grave patologia, dategli la ricetta che avete in tasca. Gli Slang For Drunk non suonano come tutte quelle drogucce bubble-punk downloadate dai teenager vestiti a lutto del parco sotto casa mia, sparano a mille dai primi secondi fino agli ultimi. Quattro knock-out che finisci a terra con l'occhio nero, quattro colpi in canna senza sicura, come quelli che spara il "Cowboy killer" protagonista dell'ultima traccia, o il "The pervert" che vuole solo fottere, fottere e basta. Punk '77 investito da quintali di sudore passati per una cantina di Pordenone, da cui emergono reminescenze di Sex Pistols, Buzzcocks e Damned. Quei soliti accordi alla cazzo buttati su tutte le canzoni, arroganti e supponenti quanto basta, a partire dagli spruzzi garage dell'open track "The Paradoxe", fino alla fine. Da ascoltare come rimedio e lenitivo a calci in faccia e nei coglioni.

Tracklist

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