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album ANIMAL - micromouse

recensione micromouse ANIMAL

2014 - Rock, Garage

RECENSIONE
20/11/2014

La prima cosa che salta all'orecchio di “Animal” è la sua ascoltabilità, anche per i profani del genere. È una cosa che non ci si aspetta da un album che a primo impatto si definirebbe garage. Inoltre, quest'album non può essere semplicemente legato ad un unico genere: è un lavoro senza troppi fronzoli ma con delle influenze ben definibili e che i Micromouse sono riusciti a rendere molto bene sia da un punto di vista compositivo che musicale.

A fare da apripista a questa tracklist eterogenea ma ben legata è “90”, un pezzo dai caldi richiami blues in controtendenza rispetto al resto delle tracce dal sapore decisamente più nebbioso e invernale. “My mother saw the devil” abbandona il blues e apre allo shoegaze dai delay facili, ma offrendo un ritornello fuori dagli schemi melodici tipici del genere.
“Stalker” rialza i toni dell’album e spinge verso delle ritmiche più sostenute e meno eteree, accompagnandoci fino ad “Animal”, pezzone che inganna partendo come una ballad, ma che dopo il primo minuto rientra nelle amate sonorità garage che tanto ci rincuorano.
“Tsunami” è una vera e propria ondata sonora di chitarre fischianti alla Smashing Pumpkins, ma i Micromouse, non lasciandosi completamente travolgere dalle influenze stilistiche, evitano di proporci una cover di “Zero” ma un pezzo decisamente unico e particolare.
“The people of new blind” fa finta di essere l’anello debole della scaletta ma riascoltandolo ci si accorge che è uno di quei brani che entrano piano, e intriga fino a sorprendere. Al posto degli scontati chitarroni, organetto e cori introducono ad un crescendo veramente irresistibile, sfociando in un ritornello molto più leggero di quello che ci si potesse aspettare, ritornando ad abbracciare le sonorità shoegaze di inizio album. Il pezzo meglio riuscito dell’intera scaletta.
La cura e la bellezza dell’album riesce a far passare in secondo piano pezzi molto più deboli come “The trees” e “Pierced box”; i meno coinvolgenti che invitano a skippare senza pensarci su.

Nel complesso un album che incuriosisce e fa salir la voglia di conoscere come potrà proseguire la crescita del gruppo in un ipotetico secondo disco. Due osservazioni: la prima è che bisogna migliorare la pronuncia inglese, in alcuni punti molto italianizzata. La seconda osservazione è che dal vivo i Micromouse devono spaccare almeno il doppio che nell’album; sono pezzi e ritmiche che live richiedono energia, speriamo che non ci deludano.

Tracklist

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