DYD Kumar Solarium 2009 - Rock, Ritmi

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Impetuoso e battagliero. Un'elettrica imbizzarrita, le percussioni che dribblano nuovi ritmi, chitarre voluminizzate, scariche tribali e impeccabili refrain. La sporcizia e l'odore fumoso di un club newyorchese a fare da cornice, mentre un clapping formato 80's si leva turbinoso. Un movimento entropico che si snoda su un campione di sintetizzatori in libera sospensione che si impastano a una natura strumentale meravigliosamente transgenica. "Kumar Solarium" è il ritratto della nevrosi urbana e stradaiola di una metropoli allucinata e decadente che parte da Torino e arriva fino alla Grande Mela. L'esordio sulla lunga distanza dei Did è uno scontro fra corpi dalla devastante lucidità, un'onda melodica cruda che si proietta in territori musicali che ci accompagnano verso una nuova Babele dei ritmi, furiosa, trascinante, che distilla cascate di sangue e sudore. L'ingresso è cinematico, un beat che picchia, il richiamo all'ascolto, un basso che distilla spirali ipnotiche, un formato musicale superbamente spartano senza estetizzazioni o vecchi giochi di automatismi sul genere. Con tensione crescente si sfoderano le carte migliori sul tavolo da gioco: il mood giusto fatto di rigore e costanza, colori impuri e contaminati dalle tavolozze di suono possibile, le luci stroboscopiche che illuminano una serie di stanze abitate da uomini storditi dalle loro più intime assuefazioni. Una giostra di italian spacecraft disco che ruota a velocità incessante svelando di volta in volta una diversa fase lunare: attitudine noisy, gusto electro, rigogliose partiture post punk, intagli percussivi mutanti e dai ritmi narcotici. Liars, Rapture, New Order: questo disco è vivificato da quell'incredibile impasto di ritmiche ossessive e schitarrate atonali, dalla fisicità di quelle staffilate sonore, dai loro strepitosi crescendo, ma dotato di personale eclettismo, autentica ispirazione, urgenza espressiva e brutalità strumentale. E' energia fisica squassante, una disperata vitalità, che guida il combo torinese nella furia consapevole del loro primo album, in cui ogni valore legato all'entertainment musicale è qui ribaltato e riaffermato allo stesso tempo. Una manna per tutti i remixer del globo, molto più che una promessa mantenuta. In alto le mani allora and then we start to dance!.

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La recensione Kumar Solarium di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2009-10-23 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • stenuo 12 anni Rispondi

    Grandi!

  • utente17149 12 anni Rispondi

    Grandissimi Did. Li ho visti dal vivo al Temple of Rock a San Leone (AG). Animali da palco... meritate il meglio!