14/12/2009

Quanto ancora dovremo aspettare per poche briciole di rassicurante chiarore, adesso sembra impossibile anche solo immaginarlo. E nel paesaggio lunare che si apre agli occhi come il levarsi di un impalpabile sipario di goccioline e caligine e pensieri fumosi si distendono solidi e netti, come scariche di gelo ipnotico e ammaliante, approcci new wave e dark geometrico e capillare. Puoi toccare la materia viva fatta di Interpol, gli imprescindibili meccanismi oscuri dei Joy Division, l'intensità e la consapevolezza delle infinite gradazioni di grigio che si alternano per celebrare l'amarezza o condividere giorni spenti, o semplicemente troppo uguali. Una sezione ritmica trascinante e corposa sostiene una splendida voce strutturata su colonne di profondità e chili di malinconia rabbiosa, e il coinvolgimento è inevitabile, il contagio è in atto, il contatto stabile. "Plastic machine ep" è un gioco di ombre e spettri, un tuffo negli eighties più eterei e gotici, un godibile viaggio tra sensazioni a pelle e personali fragilità, un lavoro attento e asciutto e completamente analogico che fa ben sperare, un'onda elettrica che taglia con forza il piatto candore di un infinito paesaggio lunare.

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La recensione die transfer - Recensione - Plastic machine EP di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 25/08/2019

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