19/10/2010

I Giobia sono proprio bravi. Potrebbero essere la colonna sonora di serate passate a bere birra e a cadere a terra dall'ubriachezza, mentre tenti un approccio con il tipo carino coi tatuaggi. Il loro garage rock è genuino, vero, vibrante e psichedelico, una surfata tra atmosfere sixties e attitudine punk che trova nelle soluzioni melodiche dal sapore retrò i suoi momenti migliori. Strizzano l'occhio al western in "Hard stories", riportano in vita i Pink Floyd in "Electric light", incuboso e ossessivo viaggio martellante. Aprono un bello spiraglio soleggiato con "My soundtrack for life" e poi spiazzano con una cover di "Are you lovin' me more (but enjoy it less)" degli Electric Prunes. Urlano, strepitano, seducono e lasciano che il marcio ti mangi le ossa fino alla fine. Sono sporchi, di quella sporcizia che ti rimane addosso con certi pensieri, di quella sporcizia che striscia sotto pelle. E sono cupi, ti trascinano sul fondo con il loro amore per l'oscurità. Di loro si potrebbero dire tante cose: che non sono originali, che l'operazione di restauro di un genere musicale che ha già conosciuto il proprio momento d'oro è bieca e furba, che in fondo questo disco non è il capolavoro del secolo. Tutto vero, però chissenefrega. E' piacevole, e questo basta.

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La recensione Giobia - Recensione - Hard Stories di alice salvalai è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

Commenti (1)

  • sonicdoubt 20/10/2010 ore 15:09 @sonicdoubt

    ...di quella sporcizia che ti rimane addosso con certi pensieri.
    brava ali, è bella.

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