Milch Seventy glass 2001 - Psichedelia, Elettronica, Dance

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"Seventy glass" di Milch è un album dance: una dance abbastanza uniforme ma difficile da catalogare, stretta tra passaggi debitori ai '70 e suggestioni spesso vicine alla 'musica da discoteca' nella sua concezione più commerciale, tastiere utilizzate con gusto, lievi derive drum'n'bass ben inserite nelle strutture proprie del gruppo e buoni spunti, solo minimamente assecondati, in direzione big beat. Il duo proveniente dal confine italo-svizzero traffica con efficacia tra campioni, programmazioni e lucidi bassi gestiti da MM "(un bassista punk, dance punk)" e le tastiere e la voce di Mariblù "(bionda, una collezione di Farfisa)", innestando bene gli uni sugli altri "strumenti che tra loro hanno una grossa differenza d'età", con un risultato maggiormente coeso (probabilmente anche grazie alla produzione di Era, già responsabile della parte sonora dell'album di Fatur) ma comunque affine agli ottimi Jollymusic, con cui condividono l'approccio trasversale, l'affetto, anche a livello grafico (pur con esiti in direzioni diverse, qui molto più spigolosi), per gli anni settanta e un live accattivante.

Ordinati cronologicamente in una lunga notte, i pezzi, chiusi tra una intro tranquilla e la sua ripresa nel finale, si muovono tra le folli (e a tratti spassose) istruzioni "per una perfetta riproduzione stereofonica", pescate su chissà quale impolverato manuale di uno stereo di trent'anni fa e recitate, in "Otm", su una base con gradevoli percussioni quasi lounge e gli interventi della tromba (che torna, splendida, sul finale di "Souhait"), il sound '70 di "Where is? " che, insieme alla successiva "Direzionale '70", 'esplicita' il titolo dell'album e concentra l'attenzione sul complesso architettonico modenese (enorme e ormai pesantemente datato trionfo vetro-metallo-cemento, oggi suggestivamente semidisabitato ma orgoglioso (?) monumento di un'epoca) in cui ha sede l'etichetta del gruppo, il d'n'b non estremo delle ottime "M.I.L.C.H. 00" e "N'est pas une solution", la prima, incalzante, con le voci di Abba e Mariblù (che qui ricorda Claude Saut) ottimamente sovrapposte, la seconda costruita intorno ad una travolgente filastrocca in francese, e ancora la destrutturata "'70 supersound", che mescola campioni e ritmiche varie, frammenti parlati, rumori, per poi rialzare i bpm nella parte finale.

Per il duo lombardo un esordio prezioso e 'intelligente', che infila almeno un pajo di tracce davvero notevoli in un album ottimamente costruito, tanto che gli ascolti di "Seventy glass" si succedono gradevoli e numerosi, e reclama la giusta dose di attenzioni per il futuro. Per Olga il numero #004 di un catalogo di ottimo livello (il primo Diathriba, i due cd di Fatur, ora Milch), i meritati complimenti per quanto fatto finora e le inevitabili 'responsabilità' per le prossime uscite. Per chi legge, in conclusione, sforbiciato dalla minimale (ma bella) nota stampa, il manifesto programmatico dei Milch: "...dicono di loro stessi: "Vogliamo essere attenti perspicaci ma non per forza mesti, vogliamo soffrire ma per godere domani. Perché domani è adesso". Pump up the.".

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La recensione Seventy glass di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-04-19 00:00:00

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