28/10/2009

Un viaggio in macchina d'altri tempi, quelli fatti ascoltando musicassette e canticchiando ritornelli spensierati, con l'autunno ormai alle porte, la brezza del vento leggero che ti scompiglia i capelli, mentre indossi gonne lunghe e l'aria profuma di fiori e di tanta leggerezza. Quello dei Flying Sebadas è un bubblegum pop dall'anima retrò, fitto di immagini in technicolor. Le chitarre che stendono prati di accordi su cui correre a perdifiato, fino al tramonto: una manciata di canzoni che contengono risacche piene zeppe di melodie arrossate dalla luce del sole, schizzi di carboncino su carta ingiallita che disegnano intrecci vocali squisitamente sixties. E' un suono di grazia senza diramazioni convulsive, colonna sonora ideale per uno sbaciucchiarsi acerbo e liberatorio che rende le gote accese e procura tachicardia emozionale. Il suono è gentile ma dotato di consistenza, di incroci timbrici, alternanza di sfumature. Entri in casa e assapori la carta da parati scelta dai tuoi genitori, ninnoli e vecchi giochi da tavolo, da tempo stipati in vecchie ceste di vimini, moquette morbida sotto i piedi. E' mood gustoso, genuino, dai colori percussivi vivaci che ti ricorda colline verdeggianti a perdita d'occhio e campi immensi costellati di papaveri rossi tra i quali rotolarsi, meglio se in due. Qualcosa che rimandi a giornate lunghe da riempire con posti nuovi, souvenir e polaroid sfocate; che parli di una bicicletta e di strade di campagna da percorrere con la musica giusta nelle orecchie. Una carezza frugale, le brume tenerezze musicali di un disco amabile da assaggiare con tocchi sottili di labbra. Arpeggi di dita che dipingono suoni autunnali su una tavolozza indiepop artigianale, soffice, incontaminata. Fanno pensare, ai Pavement, con i chorus che ritornano continuamente, alle prime piogge dopo l'estate e lo fanno passando dal low-fi a "canzonette" che ricordano fratelli musicali primogeniti come i Beatles . E' una splendida fioritura quella dei Flying Sebadas, che asseconda il ritmo musicale delle stagioni, il crepitio delle foglie. E' poesia melodica per piccole cose, che profuma di miele di corbezzolo e formaggio stagionato in terra sarda che sa di foglie d'edera ed è ricoperto di uva sultanina.

Commenti (11)

Carica commenti più vecchi

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati