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album Bruciamo ciò che resta - EllePrimascelta

recensione Elle Bruciamo ciò che resta

URTOVOX rec. / Audioglobe 2001 - Lo-Fi, Rock, Pop, Indie, Alternativo

RECENSIONE
28/04/2001

Aspettavo impaziente questo disco, un primascelta annunciato, dopo che il quintetto aveva già conquistato il cuore e l’anima del sottoscritto. “Bruciamo ciò che resta” arriva dopo 3 tentativi sotto forma di demo, di cui gli ultimi due recensiti su questo sito e lodati già col titolo di “primascelta”.

In questo lavoro, proprio per non perdere le tracce delle prime (auto)produzioni, Marco Iacampo & co. ripescano 12 episodi delle 3 opere e, risuonandole, danno vita ad un disco affascinante. Fortuna ha voluto che un giorno nascesse un’etichetta come la Urtovox, struttura che sarà sicuramente capace di dare ampio risalto alla proposta artistica degli Elle, troppe volte ignorata da discografici ciechi e alla ricerca di chissà quale ricette ‘speciali’ per il successo da conseguire nelle classifiche. Risultato che questo gruppo non faticherebbe a raggiungere, viste le belle melodie che caratterizzano buona parte dei singoli brani - e quindi tutti potenziali singoli. Si veda, ad esempio, gli azzeccati episodi di “Noir, la gare” e “Nel peggiore dei casi”, il primo perla pop di arte sopraffina, mentre il secondo esperimento noise-melodic con un finale, in crescendo, da farvi rabbrividire quando lo sentirete dal vivo.

Ci sono poi le ‘deviazioni’ hard-blues di “Amsterdam zoo”, di “Blues” (appunto!) e della title-track, esempi lampanti di come la band abbia studiato appieno le lezioni dell’indie-rock di scuola americana, e non solo: gli ascolti dei dischi di Tom Waits sono dietro l’angolo. Altra bella sorpresa è la traccia intitolata “Settantasei”, che di certo è debitrice di un’altra scuola, quella che si dipana sull’asse Velvet Underground-Deus; ma naturalmente parliamo di ispirazioni, di cui i ragazzi non hanno mai fatto mistero.

Tutto il lavoro, per intenderci, gira (a 1000!) su questi presupposti ‘artistici’, crescendo ascolto dopo ascolto grazie soprattutto al lavoro di Geoff Turner e Paolo Naselli Flores, bravi ad ‘asciugare’ quegli spigoli che nei precedenti lavori ci mostravano una band solo potenzialmente matura, anche se affascinante per quel suo essere grezzacome lo sono, in principio, tutte le grandi band.

E, cari signori, …se non è questa una grande band, chi pensate che lo sia?

Tracklist

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