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RECENSIONE
17/11/2009

Provate a dirglielo, che sono derivativi. O che il post-rock è morto e neppure il suo alter-ego appesantito gode di ottima salute. Faranno spallucce. Mostreranno la stessa indifferenza che si prova, oggi, di fronte alle ultime uscite degli (ex) alfieri del genere (leggi Pelican). Perché le nuove leve europee possiedono ormai una qualità di scrittura timida e sorprendente; spesso incapace di rinnovare suoni e forme - immobilizzati in quel cumulo di dischi (già-di-per-sé) perfetti - eppure ostinatamente caratteriale. E così, quello dei Three Steps To The Ocean è un post-rock nebbioso e opacizzato, un acquerello arrugginito su cui gocciolano irregolari bagliori umidi e squarci di romanticismo. L'incrinatura di una parsimoniosa vena progressiva, rigurgiti elettronici oltre al (solito) intontimento da chitarrona visionaria, tra armonici in saturazione e down-tempo ricorsivi. Qua e là, parentesi che tentano di scrollarsi tutto di dosso (come la chitarra acustica e i loop sintetici in "It's a day ..."), prima di ondate travolgenti come degli Omega Massif fuzz on epurati dalle tipiche irruzioni livide. Rallentamenti a basso voltaggio e rigonfiamenti brumosi su uno spiccato gusto à la Cult of Luna di "Eternal Kingdom" nell'approccio compositivo. Se "Remember Lynne Cox" è il brano che meglio circoscrive i movimenti e la dinamicità della scrittura del quartetto, un raffinato squarcio di personalità è nella luminosa e cinematica "It's a minute ...", gradevole affresco elettroacustico (che così innocentemente riporta ai suggestivi paesaggi dei Vanessa Van Basten). Obbligato per gli amanti del genere.

Tracklist

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