19/01/2010

Se Elisa non avesse già fatto cinque dischi e fosse una primizia indie e sconosciuta, "Heart" sarebbe bellissimo e salutato con grande favore anche dalla critica più spocchiosa. Ma prima di spiegarvi perchè, devo fare due premesse. La prima è un deciso giudizio negativo sul duetto con il cantante dei Negroamaro (e soprattutto sul video, che è davvero ridicolo), "Ti vorrei sollevare". La seconda è che, per quanto mi riguarda, Elisa è una delle migliori voci che ci restano in Italia: è perfetta, cristallina, spazia dalla tecnica pura all'improvvisazione più viscerale senza battere ciglio e non esagera mai sul timbro a cui ci ha ormai abituato.

Detto questo, il disco nasconde delle belle perle, una su tutte il duetto con Anthony, "Forgiveness". Un brano molto semplice, dal punto di vista melodico, ma costruito su arrangiamenti suggestivi, con tanto di archi e tensione ascendente. Aggiungete la voce di Anthony ed è fatta. Poi c'è la cover di "Mad world", più simile a quella di Gary Jules (quella di Donnie Darko, per intenderci) che all'originale dei Tears for Fears, coretti sostenuti nel bridge a parte. Il pezzo è bello di suo, ma bisogna pur riconoscere a Elisa di aver confezionato la versione forse più accattivante e "piena", a livello di suoni, e anche quella più radiofonica. Questi e altri due o tre pezzi ("Your manifesto", soprattutto) convincono e dimostrano che la giovane ex parrucchiera che canta in inglese, diventata mamma da pochissimo, è ormai un'artista bella e fatta. Il resto del disco è poco denso e molto simile ai precedenti album, sotto punti di vista diversi: danno pochi spunti di novità, pur rivelando una perfetta manifattura (ricordiamoci sempre che questa ragazza ha a disposizione una produzione che pochi hanno), e rimangono piatti. Come l'altro brano in italiano, "Ti vorrei sollevare". Non saltano fuori dal disco, insomma. Ma su 14 pezzi, metterne a segno quasi la metà è comunque un buon risultato.

E allora, al di là dell'essere più o meno prodotti o dall'avere una pseudo major dietro, se Elisa non fosse quella che conosciamo, questo sarebbe uno dei dischi dell'anno. A volte il fatto di avere un target di pubblico mainstream, o diverso da chi è abituato ad ascolti undergound, influenza parecchio il giudizio e la considerazione. Immaginate se una canzone come "Lisert" l'avesse fatta Beatrice Antolini, o una Sara Lov. Saremmo qui a celebrare il nuovo astro del cantautorato femminile. Invece no, è il disco di Elisa e, a parte il duetto con Anthony, chi se ne frega.

"Heart" è un album pieno zeppo di pregi, solo un cieco potrebbe non accorgersene. Ha anche delle pecche, certo, Giuliano Sangiorgi in primis. A tratti, poi, ricorda fin troppo i vari "Pipes and Flowers" o "Lotus". Ma il valore di Elisa è fuori discussione e questo è uno di quei dischi da ascoltare dall'inizio alla fine. Poi scegliete voi su quale pezzo premere il repeat.

Commenti (1)

  • Chiara Longo 20/01/2010 ore 12:14 @vanabass

    Non ho ancora ascoltato l'album, ma concordo sul fatto che il duetto con Sangiorgi sia ridicolo. Semplicemente perchè Sangiorgi rende ridicolo tutto ciò su cui mette mani.

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