Guano Padano Guano Padano 2009 - Strumentale, Psichedelia, Alt-country

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I sorrisi di un banjo sdentato e il muscoloso twang dal riverbero infinito della chitarra surf, il jazz avanguardistico alla John Zorn che si sporca la piega intellettuale del ciuffo rotolandosi nella polvere del blues (anzi della sabbia, quella del deserto, Death Valley per essere precisi e magari sì, anche un po' di trip alla "Zabriskie Point"), archi che si aprono immaginifici sotto le stelle e poi, a rimestare il borbottio della pentola di fagioli sul fuoco ecco la mano esperta del buon Bobby Solo (con la cover di "Ramblin' Man"): musica strumentale e orizzonti lontanissimi che dalla bresciana Val Trompia si espandono ai cieli infuocati delle Strade Blu, e ancora brezze improvvise che si sollevano da chissà dove portando all'orecchio fischiettii solitari e sinistri (Alessandro Alessandroni, già al lavoro con Ennio Morricone, che intona in punta di labbra la magnifica "El Divino").

Orbene, l'Italia sarà un paese per vecchi ma i Guano Padano non sono per nulla paludati e riescono a condensare gli immaginari di cui sopra con tocco lieve, autoironico ed evocativo: numerosi ospiti internazionali hanno partecipato alle session dell'album (date un'occhiata alla lista qui in basso per capire), ma diamo atto al trio capitanato dal chitarrista "Asso" Stefana di aver ridato vita a sonorità spesso ancorate a sterili stilemi di genere (accanto ad altre eccellenze italiche come la Peluqueria Hernandez o gli El Cijo).

Ultima nota di merito: i Guano escono per l'americana Important Records, sono raccomandati da un certo Joey Burns (Calexico, mai sentiti?) e dal vivo sono perfetti: se avete un teatro sgangherato da far rivivere cominciate con questo trio di visionari jazzisti impolverati.

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La recensione Guano Padano di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2009-12-04 00:00:00

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