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RECENSIONE
21/10/2010

Raccattare ciò che resta del proprio cuore frantumato. Esiste occasione migliore per guardare negli occhi le lacrime della propria esistenza? L'immagine nello specchio assume le forme di uno sconosciuto già visto. Ogni attimo di quotidianità, i vestiti rimasti sul letto, i ricordi dimenticati nell'armadio diventano la memoria affilata di una vita perfetta ancora troppo presente per essere lasciata alle spalle.

Il dolore per un sentimento appena scomparso è il fantasma che pervade l'ultimo album del trio vicentino. Voce instabile che racconta considerazioni impregnate di rabbia esistenziale e rassegnazione mentre una chitarra graffiante grida la malinconia a colpi di feedback e sferzate noise. Il ritmo del rimpianto è scandito da una batteria scarna e il suono pieno del basso arriva a volte ad accarezzare lo sterno.

I Melt percorrono la strada che hanno intrapreso da "Specchio" in avanti con sempre più consapevolezza e dignità, il punk degli esordi rimane conficcato nell'attitudine e il suono cambia da canzone a canzone regalando sorprese che fermano il tempo per qualche istante ("Il cielo sopra Francoforte"). Oltre il cuore infranto che continua a pulsare tra le mani, quello che rimane appiccicato al ricordo post-ascolto è la melodia impeccabile che fa canticchiare senza risultare stucchevole, qualche confessione fuori dal coro e sopra le righe ("Non mordo più") o pezzi che fotografano splendidamente l'evoluzione della band ma nello stesso tempo ne descrivono la personalità inquieta ("Tornerò"). Sopravvive un disco da ascoltarsi piacevolmente in solitudine o magari aggrappati a una birra durante un concerto.

Commenti (1)
  • tonch85 22/10/2010 ore 20:34

    bravo cicciù

    > rispondi a @tonch85
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