01/12/1998

Evitiamo i giri di parole e mettiamo subito in chiaro una cosa: "A better place" è il miglior disco di rock 'n' roll del 1998, anche se paragonato ai nomi di livello internazionale. Marco Diamantini e i suoi compagni di viaggio dimostrano una maturità fuori dal normale e si confermano ad altissimi livelli, rivitalizzando, se ce ne fosse bisogno, il suono delle chitarre, arricchendolo di gusti e sapori, come pochi hanno saputo fare finora.

In poco meno di un'ora sono concentrati 11 pezzi che la dicono lunga su come bisognerebbe impostare il lavoro di una band senza perdersi in menate varie; già la partenza adrenalinica di "Walkin' away" smorza gli eventuali dubbi (pregiudizi?) sugli intenti dei Cheap Wine. Il resto serve a dare conferme e a farceli amare: ballate come "Dark angels" e soprattutto "Playing with a butterfly" esprimono appieno il songwriting del leader, mettendo bene in chiaro che questo disco suona bene... e basta!

Personalmente ritengo che la settima traccia, intitolata "Broken dream", non sia solo l'episodio meglio riuscito dell'album, ma anche la dimostrazione che la band marchigiana possa competere con tutti quei personaggi che i componenti del gruppo inseriscono nella lista dei 'masters' nell'ultima pagina del booklet.

Peccato solo che ancora nessuno si sia accorto delle potenzialità di questa formazione, forse perché considerata 'troppo italiana' per essere credibile per ciò che suona; e non basta affermare cose del tipo: 'allora ce la ascoltiamo noi!', siccome "A better place" è un condensato di ottima musica, dove nulla è sprecato e ogni singola nota trova la sua collocazione ideale. Questo disco è stato concepito per essere apprezzato incondizionatamente, possibilmente da tutti, senza distinzione tra rockettari e punkers, fanatici o semplici ascoltatori. Non foss'altro che è il miglior album del 1998.

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