20/12/2011

“Ora sono ad un matrimonio, donne nude vestono sgargianti e immacolate le patate, le assaporo con delicatezza culinaria, tutti i culi in aria”.

Allibisco ascoltando il testo di “Matrimonio”, brano di apertura di “Made In China” dei Moriaformaspire: giochi di parole dai poco velati riferimenti sessuali che sembrano consoni, più che a una rock band di adulti, a un piccolo coro delle scuole elementari.

A questo punto sarei tentato di fermarmi nell’ascolto ma, per dovere professionale, continuo. E fra imbarazzanti battaglie, che si scatenano fra pensieri e parole dei Moriaformaspire, scopro che magari questa band di scanzonati musichieri ha qualcosa da comunicare a livello musicale (ma solo musicale).

Il primo riferimento che mi viene da fare è con gli Scisma e i Baustelle; per tutto “Made In China”, complice anche il cantato, le ombre di Paolo Benvegnù, Francesco Bianconi e co. si stagliano sui Moriaformaspire. Si sentono echi dei Bluvertigo più legati all’elettro-pop anni ’80 e alle soluzioni dissonanti (“Il Diavolo E Dio”) o alle improvvise intromissioni di musica classica (“Valeriana”); compaiono episodi di cantautorato per chitarra acustica e voce, farciti da chitarre elettriche e tappeti sonori quasi space (“Aria”); emergono, a sorpresa, ritmi d’n’b con tanto di strofa pseudo-rappata ne “I Pazzi Non Sono Pazzi” o nella chiusura di “Perla”.

Insomma, “Made In China”, nonostante la pessima introduzione, è un lavoro valido, sia dal punto di vista compositivo (altra nota a favore è la presenza di una buona varietà stilistica), sia da quello degli arrangiamenti e dell’interpretazione. Magari con un nuovo paroliere...

Commenti (1)

  • Claudia Galal 21/12/2011 ore 22:04 @claudietta

    Sono grandissimi, e comunque "Matrimonio" è geniale!

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