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RECENSIONE
09/02/2010

Dal booklet non si evince nessuna informazione su di loro, non una fotografia, tanto meno i loro nomi. Il poco che si sa è che sono giovani, e dallo spessore di questo lavoro non si direbbe, sono lombardi e sono in tre ma amano arricchirsi di diversi elementi congeniali all'attimo ispiratorio con l'effetto finale di realizzare un'atmosfera da grande orchestrazione. È un album che entusiasma fin dalle battute d'inizio, i richiami che innestano convergono in un background musicale tanto ricco quanto degno di nota. Sarà colpa del pianoforte e degli archi che aprono all'ascolto ma mi viene da pensare a Nick Cave, anche se sono certa che non si riduce tutto lì. Sento che potrei arrivare anche molto più lontano e scaccio dalla mente anche i Sigur Ros da cui rubo l'interspazio tra l'onirico e l'esoterico. L'intro di "Fools!" non sa di Moby? E "May you come" non rientra nel folk-rock dei Fleet Foxes? E ancora, "Recitative time" si allunga fino al soul, "Clementin" è di una strana allegria con un retrogusto amaro. Un Jonny Cash della nuova generazione, un Lou Reed nella sua migliore interpretazione da solista? Sono tutti grandi nomi che non oscurano la materia originale dei Please, ma regalano al contrario un valore aggiunto ad un esordio che sa farsi notare.

E dopo la ghost track ancora non conosciamo i loro nomi, ma ci siamo dimenticati di non conoscerli. In fondo non è così importante, tutto quel che conta era lì da ascoltare.

Tracklist

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