22/03/2010

Chi li conosce a fondo e – quindi – li segue con devozione non resterà deluso. In questo disco ci sono tutti gli elementi che hanno reso i Virginiana Miller una delle band più significative della musica italiana, forse IL gruppo di culto per eccellenza. C'è un suono ormai diventato classico, una voce espressiva e ci sono le parole. Perché i Virginiana Miller sono soprattutto parole. E non è un caso che questo termine ritorni più volte nel disco: parole che "non fanno più male" , che "pesano come sassi", che "rivestono" un corpo nuovo e che sono la punizione a cui si viene "appesi".

Di canzone in canzone, atmosfere e stati d'animo mutano. Ciò che rimane costante è un'attenzione rivolta a storie private e piccole. Qui sta forse la maggiore differenza rispetto al disco precedente: in "Fuochi fatui d'artificio" il senso dei pezzi arrivava soprattutto dai riferimenti a fatti e personaggi storici (da Wilma Montesi a Enrico Mattei, dallo tsunami alla DDR), "Il primo lunedì del mondo" lavora invece in senso contrario. Si parte dall'individuo, l'allargamento poi deve compierlo l'ascoltatore, se ne ha voglia. È il caso di "Oggetto piccolo (a)", che mette in fila l'ossessione fine a se stessa del giocatore di videopoker e la fissazione autoriferita di una ragazza anoressica. Entrambi condannati a vivere in funzione di qualcosa che uccide nel momento stesso in cui si inizia inseguirlo: l'oggetto del desiderio è piccolo e informe, bisogno mentale che non sa farsi realtà o che la realtà non riuscirà mai a soddisfare fino in fondo. Il corpo, del resto, è un altro dei concetti che ritorna con forza nelle tracce: da quello senza peso del "Frequent flyer" a quello sublimato dell'"Angelo necessario", fino a quello esposto, smaterializzato e scomposto della ragazzina-Myspace de "L'inferno sono gli altri" (tra parentesi: partire da un social network e approdare a Sartre, passando per Nietzsche e la destrutturazione corporea. In una canzone pop cantabilissima).

A fronte di queste suggestioni pesanti, c'è il contrappeso di alcune risposte necessarie. La prima è il rifugio nell'amore e negli affetti ("La risposta", appunto), la seconda è la volontà di superare la mediocrità del tempo presente (che ci si elevi o si vada a fondo, poco conta: l'importante è togliersi dal pantano delle "Acque sicure"), la terza è la più crudele e dolorosa e si presenta come rassegnazione. Rassegnazione di un "povero Cristo" privato di tutto, anche di una propria Passione personale o disillusione di chi fa un bilancio e scopre che questo si conclude con un segno meno. L'ultimo riferimento è a "La carezza del Papa", che mette insieme righe drammatiche e potenti: "ora cerco una scusa non ho avuto i coglioni / non ho avuto né figli né gloria o potere soltanto canzoni / che non canta nessuno che non cambiano niente / che non legano il sangue spero tu mi perdoni". Di nuovo, parole pesanti, che sembrano prendere a schiaffi le speranze di ripartenza totale espresse e auspicate nella title-track. Un finale che sa di disfatta e lascia quasi storditi per la nitida disillusione di cui è portatore. Per fortuna arriva la cover dei Rokes a spazzare via un po' di nubi e a ridare speranza. Un rilancio necessario, che mette la parola fine a un lavoro denso come non mai, ricco di incastri e richiami interni. Un album capace di leggere il suo tempo con una lucidità che quasi spaventa.

Commenti (30)

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  • Donato Cimadomo 21/03/2010 ore 18:56 @donatocimadomo

    Lo riascolto in continuazione, bellisssimo!!!

  • rivoluzio 24/03/2010 ore 03:10 @rivoluzio

    come dicevo, prima scelta. se è stata data ai TARM, quest'album meritava due bollini arancioni.
    però vabbè,poco conta.

  • dom 69 24/03/2010 ore 14:26 @domenico69

    bella recensione...avrei voluta scriverla io ;)

  • Frankens 01/04/2010 ore 22:05 @frankens79

    Grandissimi,si ha la sensazione che crescano album dopo album,per quello che ho potuto ascoltare mi sembra siano stati corretti i pochi errori dei precedenti ed adesso suonano come un gruppo maturo pronto a ribalte importanti...ma poi ci penso e mi fa piacere che rimangano sospesi fra "pochi eletti", come un piccolo gioiello che invidiosamente custodisci.

  • Barattistuta 19/10/2010 ore 05:14 @barattistuta

    Quando un gruppo scrive il suo capolavoro la prova del nove per dedurre che questo sia tale è ascoltarne le canzoni in versione acustica ... se reggono anche così o trovano inedite trame come nel caso di questo minilive unplugged vuol dire che ci si trova davvero davanti ad un disco eccezionale .. di quelli che escono ...così all'improvviso in un momento particolarmente ispirato della vita di un gruppo di artisti ... speriamo che il gallo della copertina e dei curiosi gadget dei banchetti virginiosi possa risvegliare le orecchie del rock italico modaiolo sempre a caccia di gruppi nuovi di cui innamorarsi .. a volte dopo 20 anni di musica si può arrivare al proprio meglio e maturare senza doversi per forza sputtanare .. questo hanno fatto i Virginiana Miller!
    W i Virginiana Miller!
    Ascoltare per credere!

    Marco Barattistuta
    Viaggi di Musica

    Speciale Virginiana Miller: minilive e intervista » Patchanka
    http://mir.it/servizi/radiopopolare/patchanka/2010/10/17/speciale-virginiana-miller-minilive-e-intervista/

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