07/10/2009

Tre canzoni possono essere poche, ma se durano circa cinque minuti l'una, allora diventano anche tante. E' come se dentro quelle tre canzoni ce ne fossero nascoste altre tre. Brani interminabili, cambi di scena e tonalità che ti confondono. "Jungle Fever", l'ultimo dei tre pezzi, quello più forte, in alcuni punti ben precisi ricorda tanto il pop chiaroscuro di "Play for today" dei Cure. Chitarre solitarie pizzicate qua e là, taglienti come schegge di vetro, tipiche dei Cure di metà anni 70. In questo disco ci si perde come in un labirinto. Dove siamo? A che punto siamo? Ho perso il filo e la voce non mi guida, perchè è come energia impazzita e sprigionata a caso. Anche Bjork sembra impazzire a caso, ma sembra soltanto. "Capo Passero" è un'orgia disordinata di strumenti. Trombe, urla, chitarre che stridono, percussioni, sintetizzatori e sax. Forse bisogna sentirli dal vivo; o forse è così, è la sperimentazione. Però non si capisce.

Tracklist

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