14/05/2010

Se è vero che la storia segue una prospettiva ciclica, tra qualche anno, nella migliore delle ipotesi, ci troveremo tutti quanti a lavorare fianco a fianco nella rete statale delle infrastrutture con buona pace dell'odierno precariato traballante. E pure il rock tornerà a brillare di lustrini e scialli di piume luccicanti, a ricordarci, se mai ce ne fossimo dimenticati, che anche tra Stratocaster e Les Paul immagine ed estetica la fanno da padrone. A questo music come back di atmosfera glam 70's, i Faz Waltz arrivano con così disarmante anticipo che sembrano del tutto avulsi a qualsiasi tipo di collocazione in uno dei tanti orticelli del rock tricolore. Gli Ac/Dc più melodici fermentati con cromosomi puri di Queen e T. Rex, con una spruzzata di psichedelia beatlesiana e pop sinfonico alla Electric Light Orchestra. Senza dimenticare l'impatto visivo, testimoniato dalla grafica surreal-kitsch di copertina, coi quattro componenti della band raffigurati come atroci bestie a proprio agio in abiti primo novecenteschi. Tanta roba insomma. Con la quale i Faz Waltz giocano a loro piacimento, costruendo impalcature sonore, citando, e sfornando 12 brani che scorrono piacevolmente senza risultare mai pesanti o banali. 12 potenziali singoli coi quali, fossero nati davvero negli anni 70, avrebbero sbancato nei club glamour di mezzo mondo. Dai suadenti refrain di "Hello Mister" e "Little Girl Star", agli episodi più introspettivi, come "Kingdom Of Dreams" e "Toy Theatre", dove sembra di risentire quelle filastrocche glitter pop tanto care a Freddie Mercury, questo loro omonimo debutto ha tutte le carte in regola per diventare il manifesto di un certo modo di suonare caldi, energici e impetuosi mantenendo classe e stile. Come una lacca per capelli. E scusate se è poco.

Tracklist

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