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RECENSIONE
23/09/2010

A scanso di equivoci, diciamo subito che Giovanni Truppi è intelligente e si applica anche. Ha studiato, sa come si scrive una canzone e sicuramente a casa ha una ricca collezione di esempi musicali, che ci immaginiamo in prevalenza italiani e magari ordinati cronologicamente, dallo swing anni 30 ai nuovi cantautori. Fin qui tutto bene, se non fosse che, nel cruciale momento dell'esordio, il nostro non è riuscito a evitare l'effetto antologia, né l'effetto "bravo bravo sono tanto bravo". Un esempio per capirci, "C'è un me": un'unica frase ripetuta per due minuti, con variazioni di melodia e tempo, e falsetti vari. Insomma, un esercizio di canto di cui si sarebbe potuto fare a meno (anche perché Truppi non è Mina). Anche "Manuela" sembra a tratti una prova di scale, per quanto molto più gradevole e scanzonata. La vena leggera attraversa tutto il disco ed è l'elemento che lo rende simpatico. Però simpatico non è sufficiente, come risultato di tutto lo studio della collezione di cui sopra, da cui sembra venir fuori più un bignamino che una tesi. Senza il genio di Vinicio Capossela (vedi "Vito è un pazzo"), o la poesia di Samuele Bersani ("Mario)", o la fantasia di Rino Gaetano ("Dormiamo nudi"), o perfino senza il diabolico istinto pop di Tiziano Ferro ("La nostra ultima notte d'amore"), la leggerezza ci mette un attimo a diventare un vorrei-ma-non-posso manierista, ed è un peccato, perché le potenzialità per andare più a fondo ci sono.

Tracklist

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Commenti (3)
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  • Rossella Rinaldi 17/09/2010 ore 15:41

    Un buon bicchiere di vino ;)

    > rispondi a @mignola
  • iggy 24/09/2010 ore 23:20

    d'annata..!

    (avrei qualcosa da ridire sulla genialità di vincio capossela)

    > rispondi a @iggy
  • Leila Bahlouri 25/11/2010 ore 13:38

    questa recensione mi sembra riduttiva,
    mi sarebbe piaciuto leggere due righe a proposito del gusto musicale di Truppi (che preferisco di gran lunga rispetto a quello di Ferro)e che, se anche studiato a tavolino, funziona più della maggior parte dei cantautori italiani di oggi. Avrei preferito leggere della scelta affatto manieristica di utilizzare gli strumenti musicali e i timbri in modo poco ortodosso invece di cercare sempre e comunque il paragone con gli indiscussi Dei dell'Olimpo. Penso sia proprio un peccato non aver colto lo spirito di alcuni pezzi.

    > rispondi a @leilabahlouri
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