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RECENSIONE
13/07/2001

All’ascolto di “Agarra la onda” molti faticheranno a credere che siano questi i Persiana Jones del nuovo millennio. O almeno con una carica del genere, visto e considerato l’incredibile ‘tiro’ del disco, ennesimo capitolo di una discografia dove la band è sempre riuscita a mantenersi coerente ad un progetto che non sembra mostrare alcun punto debole. Come se non bastasse, sfornano nel 2001 queste 15 tracce che Kritici prevenuti già si apprestavano a definire “fondamentali tasselli per un lavoro che testimonia l’avvenuto passaggio al cosiddetto ‘periodo della maturità artistica’”. Tutte cazzate, naturalmente, a sentire questi 15 proiettli hard carichi non di uranio, bensì di ritmi ska e punk, due elementi che il sestetto sa come fondere al meglio, vista l’ormai decennale esperienza su palcoscenici italiani ed esteri.

Perciò, ragionando per metafore, il succo di quest’ultimo parto è una soluzione altamente infiammabile, ottenuta spremendo una polpa costituita da frutti speciali, in alcuni casi specialissimi - come nel caso delle tracce registrate e mixate da Darian Rundal, tecnico e ingegnere del suono già al lavoro con gruppi di casa Epitaph e Fat Wreck, il quale si dice che una volta tornato in patria abbia raccontato, al boss delle due etichette, di aver lavorato con gente che non credeva potesse avere i natali italiani.

Gossip a parte, comunque, la cosa certa è che ormai la band sa a priori il risultato che vuole ottenere, al punto che la mano dello straniero di cui sopra non sembra sentirsi più di tanto nella resa complessiva del dischetto. Ciò ad indicare che la formazione ha già da tempo raggiunto consapevolezza dei propri mezzi (già “Puerto Hurraco” era una chiara testimonianza), e qualsiasi sia il produttore scelto per seguirli in studio, questi suoni e, soprattutto, un ‘tiro’ del genere, sono capaci di ottenerli solo questi ragazzi. Risulterebbe quindi retorico commentare alcuni brani piuttosto che altri di “Agarra la onda”; il cd, infatti, scorre che è una bellezza e se proprio occorre ‘sprecare’ complimenti, li riserviamo agli arrangiamenti fiatistici e alla loro relativa fusione nel magma sonoro.

A questo punto c’è poco altro da aggiungere, se non che una sola raccomandazione: C-O-M-P-R-A-T-E-L-O e non masterizzatelo! I ragazzi se lo meritano più di molti altri.

Tracklist

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