28/06/2012

Da un gruppo dal nome esplicativo come “Kalamu” (che unisce le parole “Calabria” e “musica”), non poteva che arrivare “Costruiamo palazzi”, un po’ ode e un po’ lamento, eco di rumori e pezzetti di vita, provenienti dall’assolata terra del sud.

Questa formazione composta da sei elementi proveniente proprio dalla Calabria, cerca di descrivere giovani dal futuro sciapo e incerto, ma dalle speranze fervide urlate dritte in faccia per farsi ascoltare, attingendo allo “spleen” esistenziale un po’ forzato che attraversa la parte più bassa dello stivale (e in questo momento non solo). I temi sociali affrontati (“Tutti giù per terra”, “No tengo denaro”) sono sorretti da ampli riverberi etno-folk, e alternati a episodi più leggeri, come in“L’aria della festa” e “Na ballata”.

Il vasto riferimento alla cultura popolare è amplificato da arrangiamento e strumentazione tipici da sagra paesana, che raccolgono tutti, nessuno escluso, i clichès associati al genere. Il dialetto dona colore, anche se in alcuni punti la parte vocale femminile segue a singhiozzo la struttura ritmica dei pezzi. Quella maschile invece risulta più adatta, ma il tentato omaggio a De Andrè pare piuttosto misero.

Un disco nel quale spicchi di note solari e ariose melodie gipsy si scontrano con porzioni liriche da migliorare e con una certa esasperazione di stile. Detto questo, se la meta delle vostre prossime vacanze sarà Tropea o zone affini, dovete sicuramente portarlo con voi.

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