17/07/2001 di Antonio 'Zanna' Zanoli

Credevo che non avrei mai più sentito un suono così lo-fi, se non andandomi a ripescare le vecchie cassettine dei gruppi che affollavano le cantine delle mie terre dieci anni fa. Un tuffo nel passato, a genuini pezzi in presa diretta, senza tanti fronzoli e sovraincisioni.

Rudi e imperfetti i Nails, mi obbligano a parlare nel miglior mod possibile del loro tentativo di fare musica, perché caratteristica ormai introvabile: nei loro (non certo strabilianti) pezzi si sente la grinta di chi ha voglia di fare e di crescere, pur rimanendo saldamente ancorato a tradizioni intramontabili e senza eccessivi scimmiottamenti (con una buona dose di idee).

Fin dalla prima delle sei tracce di questo “Cyanotic eyes dared to gaze the stare” si sente l’influenza che il suono di Seattle ha avuto sul quintetto di Sondrio, ma per fortuna non ho trovato il Marilyn Manson che mi citano come fonte d’ispirazione nelle note di presentazione del demo. “God has taken another one” e “Good boy” sono sicuramente le cose che più m’intrigano dell’intero lavoro: mi fanno tuffare nel paradiso Nirvana, quelli “tremendi” di “Bleach”. Il resto si sposa invece con quello che ci hanno regalato ad inizio ’90 Pearl Jam e compagnia bella.

Molto bella nella sua semplicità, “Her nothing” chiude il tutto lasciando un tocco di malinconia.

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