< PRECEDENTE <
album Decapitalismo - OM

recensione OM Decapitalismo

2010 - Folk, Patchanka

RECENSIONE
25/01/2012

Mentre in Sicilia avanza il movimento dei Forconi, io mi ritrovo ad ascoltare “Decapitalismo” degli OM. Le melodie omaggiano il folk di tutto lo Stivale, dalla Bandabardò ai Folkabbestia (“C'era una volta”), e rivelano l'amore per la canzone italiana (“Strade di cera”), il progressive anni '70 (“Priapro”), un tocco di oriente (“Attualità”), il tutto condito con un'ottima capacità di arrangiamento, che fonde bene tra loro i vari momenti.

L'effetto è quello di ascoltare una banda di paese, un'allegra fanfara che passa per le strade accompagnata da giullari e giocolieri. Nonostante il sound sia collocabile sotto l'etichetta “folk-rock”, i testi si allontanano dalla tradizione combat che si è affermata in Italia con gruppi come i Modena City Ramblers: con gli OM si entra in un mondo fatto di mitologia greca, filastrocche non-sense, dichiarazioni di non-amore, poesiole a là Paolo Conte.

E proprio i testi scongiurano l'effetto “reperto da concertone del Primo Maggio”: perché la musica, presa così, nonostante sia ben suonata, non la vorrebbe più nemmeno la CGIL, tanto è stata sentita e risentita, però almeno i testi non si lamentano della crisi economica, del governo ladro o del mutuo da pagare, e sono attraversati da un filo di ironia di solito estraneo alle frange più estremiste del movimento in musica.

“Decapitalismo” è divertente da ascoltare e da ballare per chi ama il genere, ma resta dedicato a quel tipo di ascoltatori che faticano ad evolversi e restano attaccati sempre e solo a un genere. Per questo non rende giustizia all'istrionismo degli OM, un gruppo che ha dimostrato lungo il suo percorso di sapersi rinnovare. Per questa volta, astenersi cacciatori di novità.

Tracklist

00:00
 
00:00
Commenti (1)
    Aggiungi un commento:

    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati
    > PROSSIMA >